Preso l'uomo delle bombe. Giustizia per Melissa

Preso l'uomo delle bombe. Giustizia per Melissa

Il killer: "Ho fabbricato io quella bomba"
Il pm: "Occulta la presenza di altri"
Il procuratore Cataldo Motta dopo il fermo di Giovanni Vantaggiato: "Sul movente, questo signore, non ha voluto dire alcunché. Ce l'ha con il mondo". "Quanto tempo dovrò stare qui?", sono l'uniche parole pronunciate dal presunto killer in carcere. Riaperte le indagini su due vecchi attentati
Giovanni Vantaggiato
"Ho fatto tutto da solo, non so perché. Ho fatto esplodere la bomba di giorno perché di notte non c'era nessuno". "Ho avuto un colpo di testa, che volete fare?". Questo ha detto Giovanni Vantaggiato, il killer di Brindisi, agli inquirenti cui ha confessato la strage. Lo ha raccontato il procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, che ha sottolineato le "finalità terroristiche del gesto" (VIDEO). "Perché lo scopo di gettare nel terrore l'Italia intera lo ha perfettamente raggiunto". Il procuratore ha parlato di alcuni dettagli dell'arresto, altri filtrano da chi si occupa delle indagini. Come i particolari della confessione. Il papà di Melissa: "Ha rovinato la mia e la sua famiglia, ma giustizia è fatta".
"CE L'HA CON IL MONDO" - "Sul movente, questo signore non ha voluto dire alcunché - ha aggiunto Motta - solo indicazioni generiche. Se ci fermassimo qui sarebbe un'indagine zoppa. Ma sicuramente Vantaggiato non è organico a organizzazioni". "I risultati - ha spiegato ancora Motta in conferenza stampa, dopo il fermo della notte scorsa - sono stati tempestivi, ma non esaustivi". Il procuratore ha ribadito che l'uomo è il titolare di un deposito di carburanti. Il movente è quello che manca. "Ha accennato a problemi economici, ma non si capisce come questo sia collegabile a un gesto talmente eclatante". Vantaggiato ha raccontato "di avercela con il mondo, vediamo se si tratta di quello giudiziario".
IL PROVVEDIMENTO DI FERMO: "NASCONDE QUALCUNO" - Nel decreto di fermo il pm scrive: "In sede di interrogatorio Vantaggiato ha ammesso la sua diretta partecipazione all'azione criminale, ma non ha voluto indicarne il movente, mantenendo un atteggiamento tendente evidentemente ad occultare il concorso di altri".
"LA BOMBA CON POLVERE PIRICA, L'HO FABBRICATA IO" - "La bomba l'ho fabbricata io nel deposito. Ho comprato fuochi d'artificio e li ho svuotati mettendo dieci chili di polvere pirica in ciascuna bombola". Questo avrebbe ammesso Giovanni Vantaggiato durante l'interrogatorio. "Le bombole - ha detto ancora l'imprenditore - le ho portate la sera prima con la Fiat Punto sul luogo dell'attentato. La mattina dopo sono andato lì con la Hyundai (l'altra auto di famiglia, intestata alla moglie, ndr) e ho pigiato il telecomando".
LO SPECIALE TUTTO SULL'ATTENTATO

VANTAGGIATO IN CARCERE:
"QUANTO STARO' QUI?" - "Quanto tempo dovrò stare qui?", è l'unica domanda che Vantaggiato ha fatto nel carcere di Lecce. L'uomo mantiene "un atteggiamento remissivo, passivo". E' arrivato nel penitenziario poco dopo l'una ed è stato assegnato, in regime di isolamento, a una cella della sezione femminile: una precauzione dettata da motivi di sicurezza, per tenerlo lontano dagli altri detenuti. Alla polizia penitenziaria, l'uomo ha chiesto uno sgabello. Non ha la televisione, né può avere i quotidiani, ma l'uomo non li ha neppure chiesti. Ha avuto la colazione ed il pranzo, ed ha trascorso la giornata per gran parte disteso o seduto sul letto.
INCASTRATO DALLE AUTO RIPRESE DALLE TELECAMERE - A incastrare l'assassino, ha spiegato il magistrato, sono stati i filmati delle due auto parcheggiate nei pressi della scuola. "Vantaggiato ha competenze elettrotecniche più che elettroniche - ha proseguito Motta - ha una condanna per truffa per piccoli episodi, risalenti nel tempo", "non si può escludere la presenza di un complice".
LA FINALITA' TERRORISTICA - All'uomo è stato contestato anche il concorso in strage aggravata dalle finalità di terrorismo "per coprire ogni eventualità". Certamente la bomba l'ha messa lui. "E' lui - ha assicurato Motta - l'autore dell'ordigno, ed è capace di intendere e volere". "L'indagine - ha concluso il procuratore - è a un punto di partenza, cosa che ci permette di andare in una determinata direzione. Ora abbiamo una pista privilegiata e continuiamo su questa strada".

LE PERQUISIZIONI
- In magistrato ha confermato: "Da questa notte sono in corso perquisizioni ma il telecomando che ha azionato l'ordigno non è stato trovato". A quanto si apprende, in particolar modo il deposito di carburante di Copertino (FOTO) di proprietà dell'uomo in queste ore è passato al setaccio dagli investigatori. Anche le due auto usate da Vantaggiato e immortalate dalle telecamere, che hanno costituito una traccia fondamentale, sarebbero state sequestrate e sottoposte ad approfondita analisi.
LA CONFESSIONE, MA MANCA IL MOVENTE - "Non appena si arriva a parlare del movente - dice un investigatore che ha interrogato l'uomo - si chiude e non fornisce versioni plausibili". Nel corso dell'interrogatorio Vantaggiato ha ammesso le sue responsabilità per quanto riguarda tre aspetti dell'attentato: il confezionamento della bomba, il trasporto dell'ordigno davanti alla scuola e l'utilizzo delle due auto, l'aver premuto il pulsante che ha attivato la bomba. Nulla, invece, sul perché. Ed infatti gli investigatori e gli inquirenti, dopo aver raccolto la sua confessione su questi aspetti, si stanno concentrando sul movente e sulla scelta del luogo. Non escludendo che possa non aver agito da solo e che la reticenza di Vantaggiato possa essere una scelta precisa per nascondere qualcosa o qualcuno a lui molto vicino. Anche per questo non convince investigatori ed inquirenti l'ipotesi che l'uomo sia stato mandato da qualcuno: troppi gli errori commessi e troppo a rischio il soggetto. "Andiamo avanti scientificamente, cercando di ricollocare il tutto partendo dai fatti certi ed accertati - dice un investigatore - per arrivare ai perchè. E arriveremo anche a quello".
RIAPERTE LE INDAGINI SU PRECEDENTI ATTENTATI - Vantaggiato aveva subito in passato una truffa da oltre 300mila euro per forniture di combustibile non pagate, e una delle ipotesi sul movente del gesto è che abbia agito per vendetta nei confronti della giustizia, per 'protestare' contro il Tribunale di Brindisi, al quale si sarebbe rivolto senza, a suo giudizio, ottenere giustizia. Il presunto responsabile della truffa, un imprenditore agricolo di Torre Santa Susanna, nel Brindisino, avrebbe poi subito due attentati. Il primo nel 2008, scampando all'esplosione di un ordigno realizzato con una bombola di gas, collocato nel giardino della sua abitazione. L'uomo rimase ferito gravemente al torace e all'addome. Il secondo episodio risalirebbe allo scorso anno, con un incendio della sua autovettura, un'Audi A8, in sosta nel centro di Torre Santa Susanna. Ora gli investigatori starebbero nuovamente indagando anche sulle due vicende.
IL PAPA' DI MELISSA - "Questa persona non so nemmeno come chiamarla, non riesco a trovare il termine giusto. Per me è come se non esistesse". Massimo Bassi parla nella sala consiliare del Comune. Con lui anche la moglie, dimessa da poco dall'ospedale. "Immagino questi 20 giorni che ha trascorso con la sua famiglia, con le sue figlie, ha mangiato insieme e come tutti gli italiani avranno commentato la notizia dell'attentato. Per me questa persona, sempre se la possiamo definire persona, non è un padre. Ha spezzato la mia famiglia, ha spezzato anche la sua famiglia e coinvolto un sacco di altri ragazzi in questa brutta esperienza".
Fonte: repubblica.it
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