Intervista a Dulco Mazzoleni, autore della graphic novel “Filosofia a colori. Sintesi di Storia della Filosofia”.
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05/03/2026 | Bookpress
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Dulco Mazzoleni ha conseguito la laurea magistrale in Filosofia teoretica presso l'Università degli Studi di Milano. Insegna materie umanistiche, tra cui filosofia, nella scuola secondaria di secondo grado e propedeutica filosofica presso la Terza Università della provincia di Bergamo; precedentemente è stato educatore in progetti formativi sui minori. È appassionato di disegno e musica e realizza opere grafiche; pubblica nel 2025 per Bookabook “Filosofia a colori. Sintesi di Storia della Filosofia” e sta lavorando a un secondo libro sul pensiero al femminile.
«Ci presenti la tua opera grafica “Filosofia a colori. Sintesi di Storia della Filosofia”?»
Volentieri. Chiarisco subito che non è un manuale, né un saggio, né un fumetto: si presenta visivamente come un fumetto, ma i contenuti sono seri e ben definiti. È perciò un'opera anomala, abbastanza fuori dall'ordinario.
In parole semplici, si tratta di un compendio di storia del pensiero dell'occidente, dalle origini fino alla contemporaneità, caratterizzato dall'essere disegnato.
Sono 100 tavole a colori che uniscono l'illustrazione e la narrazione storico-filosofica, ciascuna delle quali presenta un sistema filosofico a partire dai suoi concetti fondamentali.
È un progetto visivo pensato per trasformare l'astrattezza dei concetti filosofici in immagini concrete, facili da memorizzare.
L'obiettivo è stato quello di introdurre il lettore alla storia della filosofia, in modo facilitante, rendendola accessibile, poiché spesso, in modo pregiudicante, la filosofia fa resistenza per la sua complessità. Ho voluto trasformare lo studio astratto e spesso mnemonico, in comprensione visiva il più possibile immediata, rendendo meno "spaventosi" i grandi classici. È stata in definitiva una sorta di operazione di design del pensiero per “dotare di colori la materia grigia”.
Nella mia sintesi grafica, ogni sistema di pensiero viene tradotto in uno schema di immagini e parole ed è caratterizzata da codici cromatici: ogni epoca o scuola ha una sua gamma di colori per aiutare sia nella comprensione della scansione cronologica, sia per evidenziare la comunanza di visioni.
Inoltre il libro è progettato per essere manipolato liberamente, può essere infatti letto seguendo la linea del tempo o aperto a caso per trarre stimoli di riflessione.
Ho dichiarato nel libro stesso quanto esso sia "inconcludente": la ragione umana infatti continua nel tentativo di ordinare il caos della realtà, ma nel mio caso non propongo soluzioni, bensì "posture" assunte dai filosofi della storia, per poter trarre suggestioni al fine di stimolare la ricerca di equilibrio sulla fune della propria esistenza. Penso che la filosofia aiuti a famigliarizzare con l'oscillazione tra caos e ordine per trovare l'equilibrio nella vita, non è quindi solo materia di studio e comprensione, ma pratica, azione ed esercizio esistenziale, insomma un modo di stare al mondo.
Quindi, in definitiva, non è un libro che va "chiuso", ma aperto ripetutamente per continuare a esercitare il dubbio e sollecitare le domande (motori del pensiero).
Inoltre per chi studia la filosofia può considerarsi uno strumento di "pronto soccorso" e di ripasso efficace, perché in un sistema scolastico che si sta muovendo verso la multimedialità e l'uso di mappe concettuali, il mio libro può offrire un modello di pensiero visivo adottabile come strumento sintetico e orientativo.
«L'idea di raccontare la storia della filosofia occidentale attraverso il linguaggio della graphic novel è insolita e ambiziosa: quando è nato questo progetto, e quale esigenza - didattica, culturale o personale - lo ha reso necessario?»
Non mi ha mosso nessuna ambiziosa pretesa, anzi il progetto è nato per una personale esigenza di sintesi, dovendo io insegnare la Filosofia a scuola. Ho cercato in primis di facilitare me, dotandomi di un dispositivo che mi facilitasse lo sguardo d'insieme e rimettesse in ordine i sistemi nella mia testa. Nello studio ho sempre ridotto i contenuti in schemi. La vera svolta è stata tradurre gli schemi in forme e colori.
Trovo infatti nel disegno un'efficacia e un'immediatezza funzionali nel governare la complessità in modi più “digeribili” e immediati.
Ho quindi unito alle mie conoscenze accademiche, la passione per il disegno (eredità paterna) e partendo da un bisogno personale, mi sono progressivamente reso conto che poteva essere uno strumento valido per la divulgazione, utile anche per chi non mastica la Filosofia.
Dopodiché ho iniziato a sperimentarlo come supporto in classe, proiettando le tavole disegnate, e ne ho notato l'efficacia. Ho notato che gli stimoli visivi attivavano la memoria e la curiosità dei ragazzi in modo molto più efficace rispetto ai metodi tradizionali. Ma l'efficacia reale l'ho sperimentata su persone che sono completamente acerbe di questo sapere.
«Nella tua opera convivono due dimensioni distanti: il rigore filosofico e la sintesi visiva. Come hai affrontato la sfida di tradurre concetti complessi in immagini, senza tradirne la profondità?»
Il “fare sintesi” non è una semplice operazione di riduzione o semplificazione, ma un potente strumento cognitivo ed è uno degli strumenti più rigorosi e difficili da padroneggiare. Non si è trattato solo di riassumere, ma di trattenere l'essenziale di ogni sistema filosofico per offrirne uno sguardo d'insieme. La semplificazione non è comunque necessariamente meno della complessità, anzi è proprio il processo di funzionamento del sapere umano: la sintesi permette di approcciare sistemi complessi senza esserne intimiditi e consente di avere una visione d'insieme dell'intero sviluppo del pensiero, facilitando anche la comprensione di come le idee si sviluppino nella storia.
Nel mio caso l'uso di forme geometriche, colori omogenei per periodi storici e una simbologia evocativa, trasforma l'astrazione in un'immagine mentale “solida”, concreta, attivando la memoria visiva.
L'efficacia di questo metodo per me risiede nella capacità di trasformare la torbida densità in trasparenza, non sta perciò nel semplificare banalmente la realtà, ma nel renderla abitabile dotandola di coordinate immediatamente intellegibili. Definire, categorizzare e ordinare sono strategie di sopravvivenza intellettuale per "abitare il mondo" e la sua disarticolata complessità e non esserne in definitiva travolti, disorientati, spaventati. La sintesi diventa funzionale perché non "chiude" l'argomento, ma fornisce le coordinate minime necessarie affinché il lettore possa poi approfondire e disegnarsi il proprio Mondo.
Nel dettaglio, ho curato alcuni aspetti.
L'impaginazione che accoppia sistemi analoghi o antitetici, ha l'efficacia funzionale di mostrare visivamente il dialogo dialettico tra filosofi, evidenziando continuità o antitesi tra i sistemi di pensiero che forse in un testo lineare risultano meno evidenti.
Inoltre il mio interesse si è focalizzato anche sul mappare le domande che l'umanità si è posta in relazione al mondo in cui vive.
Infine ho voluto tradurre termini complessi e neologismi filosofici in un linguaggio accessibile, rendendolo "Pop", senza però svilirne il rigore.
La filosofia non è un monumento da venerare, ma un attrezzo da usare. Questo approccio antidogmatico è a mio avviso estremamente attuale in un'epoca di fake news e polarizzazione, dove la capacità di dubitare (lo sképsis) è una competenza civile fondamentale. L'opera è un dispositivo di attivazione critica: intende fornire le "chiavi" per entrare in mondi complessi, lasciando però al lettore la libertà (e il compito) di porsi le proprie domande. Non è un punto di arrivo, ma uno strumento che invita a porsi ulteriori domande.
In ogni caso va da sé che la sintesi è possibile se e solo se anticipata da un'attenta e approfondita analisi, attraverso cui si individuano - in modo approfondito - tutti gli elementi in gioco, per poter discernere quali siano imprescindibili ed essenziali per un'organica comprensione e una visione d'insieme. Quindi nella realizzazione di quest'opera, sintesi visiva e rigore filosofico non sono distanti ma complementari.
«Il volume attraversa l'intero sviluppo del pensiero occidentale. Quali criteri hai adottato per selezionare i filosofi inclusi nel testo, e come hai gestito invece le inevitabili esclusioni?»
Il processo di selezione è stato estremamente complesso. Il libro ha un taglio manualistico, perciò compaiono i più noti filosofi della storia, in molti casi raggruppati per scuola di pensiero. Inoltre sulla contemporaneità mi sono limitato ai pensatori già scomparsi, poiché i loro sistemi sono “finiti”, o meglio, definitivi, tralasciando ovviamente coloro che stanno ancora producendo pensiero. Infine ho prediletto i cosiddetti “capiscuola”, coloro che hanno posto le basi per ulteriori affondi ad opera di discepoli o epigoni.
Poiché non credo che sintetizzare la filosofia significhi banalizzarla, penso piuttosto il contrario: fare sintesi è un lavoro faticoso (mi ha visto impegnato tre anni). Per un lettore, vedere la "scheletro" di un sistema filosofico prima di affrontarne i testi originali è come avere una mappa prima di addentrarsi in un labirinto: non sostituisce l'esplorazione, ma impedisce di perdersi. Io ho scelto le mappe per me più significativa, al lettore il compito di integrare.
«Ad ogni filosofo è dedicata una sola tavola: una scelta radicale che implica un processo di selezione molto rigoroso. Come hai individuato il “cuore” di ciascun sistema di pensiero?»
Sembra paradossale, ma porsi dei limiti rende liberi, poiché avere confini nella ricerca, rende la ricerca stessa più ficcante e orientata, ben focalizzata sull'obiettivo. I miei limiti sono stati: tradurre ciascun sistema filosofico in un'unica tavola, aggiungere minime notazioni storico-biografiche, reiterare l'impostazione del disegno, caratterizzata dal ritratto del filosofo e dalla conformità cromatica dei sistemi affini.
Ribadisco che la sintesi rimane per me lo strumento più potente nello studio per le sue evidenti caratteristiche di essenzialità e sguardo d'insieme.
E ancora ribadisco che il libro non affonda su specifiche questioni, ma crea una sorta di mappa orientativa che mette il lettore nella possibile condizione di avventurarsi individualmente in approfondimenti più analitici. Personalmente ho ricostruito per l'ennesima volta il percorso di sviluppo della Filosofia nella storia, con l'urgenza di trattenere ciò che costituisce la struttura portante di ogni visione di uomo e mondo, di ciascun sistema filosofico.
«Nel libro compare una voce ironica e dissacrante, che accompagna il viaggio filosofico. Quale funzione svolge questa presenza, e che ruolo ha il dubbio nella tua visione della filosofia?»
L'opera è animata da un piccolo espediente narrativo: il dialogo con un verme dissacrante, sulle orme del genio maligno cartesiano, il dispensatore del dubbio iperbolico, dotato anche di quell'ironia socratica disvelatrice, fondamentale per la ricerca. Incarna la voce della coscienza (un moderno dàimon), accompagna il lettore strisciando tra le tavole. Non grida, non si mostra immediatamente, sta negli angoli con il suo approccio caustico e demistificatore, per impedire la fascinazione passiva che rende dogmi le verità che invece dovrebbero essere continuamente sottoposte a critica, ricordando che la filosofia è, prima di tutto, una postura attiva nei confronti della realtà e non un atto di fede verso principi indubitabili.
Il personaggio nasce da un'esperienza personale: mi sono reso conto che ogni sistema filosofico da me studiato già a partire dal Liceo, sembrasse per me monolitico finché non veniva messo in crisi dal successivo. Quindi il verme è una sorta di "grillo parlante a rovescio": invece di dare certezze, infonde dubbi e smonta i dogmi con battute schiette. L'obiettivo non è trasmettere verità assolute, ma sviluppare il pensiero autonomo: studiare serve per non essere servi di un pensiero altrui imposto come dogma.
Rispetto alla critica che la filosofia renda "difficile il facile", penso il contrario: la realtà è intrinsecamente complessa, difficile e faticosa, la filosofia è uno strumento che si propone il compito di creare modelli di rappresentazione gestibili dall'uomo, di razionalizzare l'irrazionale. La filosofia serve a sviluppare un pensiero autonomo e a problematizzare la realtà per non esserne subissati, soprattutto nell'era della sovra-informazione. Il verme ha la funzione di disturbare l'apparente coerenza, per non dimenticare che, seppur necessitati a fare ordine, noi esseri umani abitiamo il caos (la complessità) ed emergiamo dal caos (l'inconscio). Serve a ricordare al lettore che nessuna mappa è la realtà. Il mio non è quindi un libro "ex cathedra" ma un dialogo aperto e ironico.
«Hai pubblicato “Filosofia a colori. Sintesi di Storia della Filosofia” con Bookabook, mediante la procedura del crowdfunding. Vuoi parlarci di questa esperienza?»
Dopo aver ricevuto risposte da editori che non sapevano come piazzare un'opera così anomala, ho scelto il crowdfunding per validare il progetto direttamente con il pubblico.
La mia esperienza con la casa editrice Bookabook per la pubblicazione di "Filosofia a colori", rappresenta un caso esemplare di come il crowdfunding possa diventare non solo un metodo di finanziamento, ma una vera e propria validazione comunitaria di un progetto culturale dai tratti sperimentali. Il crowdfunding funge da "test" in tempo reale. Se il libro raggiunge l'obiettivo di preordini, significa che esiste un pubblico reale interessato, nel mio caso, a quel metodo di sintesi grafica. I sostenitori non sono semplici acquirenti, ma diventano in qualche modo co-editori che credono nella validità del progetto prima ancora che diventi un oggetto fisico.
Mi pare che il crowdfunding abbia dimostrato che la filosofia non è un prodotto di nicchia per pochi eletti. Il successo della campagna indica una fame di sapere che cerca nuove forme di fruizione, più immediate e visive, senza però perdere il rigore accademico e ha reso il libro appetibile anche a un pubblico giovane abituato a linguaggi non tradizionali.
Il crowdfunding ha trasformato un'esigenza personale (avere atipiche mappe chiare per i miei studenti) in un progetto d'ampio respiro, dimostrando che quando la filosofia “scende dal piedistallo e si colora”, riesce a mobilitare centinaia di persone.
Il successo ottenuto con Bookabook non è solo un dato di vendita (di cui tra l'altro, seguendo i tempi editoriali, ancora non se ne conosce la portata), ma un segnale, oserei dire, politico-editoriale: dimostra che il pubblico italiano è pronto a sostenere progetti di “nicchia alta” se presentati con un'estetica curata e un linguaggio onesto. Questo potrebbe incoraggiare una maggiore sperimentazione editoriale, meno legata ai grandi nomi e più focalizzata sull'efficacia del metodo comunicativo.
E chiudo, con sincera schiettezza e senza piaggeria, riconoscendo che Bookabook è una squadra di seri professionisti che mi hanno ampiamente aiutato a capire come muovermi in questo campo, mi hanno insegnato un metodo e soprattutto mi hanno accompagnato nel raggiungimento del traguardo, perciò mi sento molto riconoscente.
Contatti
https://www.instagram.com/dulco.m/
https://bookabook.it/libro/filosofia-a-colori-sintesi-di-storia-della-filosofia/
https://www.amazon.it/Filosofia-colori-Sintesi-storia-filosofia/dp/B0DS3VKD2N
«Ci presenti la tua opera grafica “Filosofia a colori. Sintesi di Storia della Filosofia”?»
Volentieri. Chiarisco subito che non è un manuale, né un saggio, né un fumetto: si presenta visivamente come un fumetto, ma i contenuti sono seri e ben definiti. È perciò un'opera anomala, abbastanza fuori dall'ordinario.
In parole semplici, si tratta di un compendio di storia del pensiero dell'occidente, dalle origini fino alla contemporaneità, caratterizzato dall'essere disegnato.
Sono 100 tavole a colori che uniscono l'illustrazione e la narrazione storico-filosofica, ciascuna delle quali presenta un sistema filosofico a partire dai suoi concetti fondamentali.
È un progetto visivo pensato per trasformare l'astrattezza dei concetti filosofici in immagini concrete, facili da memorizzare.
L'obiettivo è stato quello di introdurre il lettore alla storia della filosofia, in modo facilitante, rendendola accessibile, poiché spesso, in modo pregiudicante, la filosofia fa resistenza per la sua complessità. Ho voluto trasformare lo studio astratto e spesso mnemonico, in comprensione visiva il più possibile immediata, rendendo meno "spaventosi" i grandi classici. È stata in definitiva una sorta di operazione di design del pensiero per “dotare di colori la materia grigia”.
Nella mia sintesi grafica, ogni sistema di pensiero viene tradotto in uno schema di immagini e parole ed è caratterizzata da codici cromatici: ogni epoca o scuola ha una sua gamma di colori per aiutare sia nella comprensione della scansione cronologica, sia per evidenziare la comunanza di visioni.
Inoltre il libro è progettato per essere manipolato liberamente, può essere infatti letto seguendo la linea del tempo o aperto a caso per trarre stimoli di riflessione.
Ho dichiarato nel libro stesso quanto esso sia "inconcludente": la ragione umana infatti continua nel tentativo di ordinare il caos della realtà, ma nel mio caso non propongo soluzioni, bensì "posture" assunte dai filosofi della storia, per poter trarre suggestioni al fine di stimolare la ricerca di equilibrio sulla fune della propria esistenza. Penso che la filosofia aiuti a famigliarizzare con l'oscillazione tra caos e ordine per trovare l'equilibrio nella vita, non è quindi solo materia di studio e comprensione, ma pratica, azione ed esercizio esistenziale, insomma un modo di stare al mondo.
Quindi, in definitiva, non è un libro che va "chiuso", ma aperto ripetutamente per continuare a esercitare il dubbio e sollecitare le domande (motori del pensiero).
Inoltre per chi studia la filosofia può considerarsi uno strumento di "pronto soccorso" e di ripasso efficace, perché in un sistema scolastico che si sta muovendo verso la multimedialità e l'uso di mappe concettuali, il mio libro può offrire un modello di pensiero visivo adottabile come strumento sintetico e orientativo.
«L'idea di raccontare la storia della filosofia occidentale attraverso il linguaggio della graphic novel è insolita e ambiziosa: quando è nato questo progetto, e quale esigenza - didattica, culturale o personale - lo ha reso necessario?»
Non mi ha mosso nessuna ambiziosa pretesa, anzi il progetto è nato per una personale esigenza di sintesi, dovendo io insegnare la Filosofia a scuola. Ho cercato in primis di facilitare me, dotandomi di un dispositivo che mi facilitasse lo sguardo d'insieme e rimettesse in ordine i sistemi nella mia testa. Nello studio ho sempre ridotto i contenuti in schemi. La vera svolta è stata tradurre gli schemi in forme e colori.
Trovo infatti nel disegno un'efficacia e un'immediatezza funzionali nel governare la complessità in modi più “digeribili” e immediati.
Ho quindi unito alle mie conoscenze accademiche, la passione per il disegno (eredità paterna) e partendo da un bisogno personale, mi sono progressivamente reso conto che poteva essere uno strumento valido per la divulgazione, utile anche per chi non mastica la Filosofia.
Dopodiché ho iniziato a sperimentarlo come supporto in classe, proiettando le tavole disegnate, e ne ho notato l'efficacia. Ho notato che gli stimoli visivi attivavano la memoria e la curiosità dei ragazzi in modo molto più efficace rispetto ai metodi tradizionali. Ma l'efficacia reale l'ho sperimentata su persone che sono completamente acerbe di questo sapere.
«Nella tua opera convivono due dimensioni distanti: il rigore filosofico e la sintesi visiva. Come hai affrontato la sfida di tradurre concetti complessi in immagini, senza tradirne la profondità?»
Il “fare sintesi” non è una semplice operazione di riduzione o semplificazione, ma un potente strumento cognitivo ed è uno degli strumenti più rigorosi e difficili da padroneggiare. Non si è trattato solo di riassumere, ma di trattenere l'essenziale di ogni sistema filosofico per offrirne uno sguardo d'insieme. La semplificazione non è comunque necessariamente meno della complessità, anzi è proprio il processo di funzionamento del sapere umano: la sintesi permette di approcciare sistemi complessi senza esserne intimiditi e consente di avere una visione d'insieme dell'intero sviluppo del pensiero, facilitando anche la comprensione di come le idee si sviluppino nella storia.
Nel mio caso l'uso di forme geometriche, colori omogenei per periodi storici e una simbologia evocativa, trasforma l'astrazione in un'immagine mentale “solida”, concreta, attivando la memoria visiva.
L'efficacia di questo metodo per me risiede nella capacità di trasformare la torbida densità in trasparenza, non sta perciò nel semplificare banalmente la realtà, ma nel renderla abitabile dotandola di coordinate immediatamente intellegibili. Definire, categorizzare e ordinare sono strategie di sopravvivenza intellettuale per "abitare il mondo" e la sua disarticolata complessità e non esserne in definitiva travolti, disorientati, spaventati. La sintesi diventa funzionale perché non "chiude" l'argomento, ma fornisce le coordinate minime necessarie affinché il lettore possa poi approfondire e disegnarsi il proprio Mondo.
Nel dettaglio, ho curato alcuni aspetti.
L'impaginazione che accoppia sistemi analoghi o antitetici, ha l'efficacia funzionale di mostrare visivamente il dialogo dialettico tra filosofi, evidenziando continuità o antitesi tra i sistemi di pensiero che forse in un testo lineare risultano meno evidenti.
Inoltre il mio interesse si è focalizzato anche sul mappare le domande che l'umanità si è posta in relazione al mondo in cui vive.
Infine ho voluto tradurre termini complessi e neologismi filosofici in un linguaggio accessibile, rendendolo "Pop", senza però svilirne il rigore.
La filosofia non è un monumento da venerare, ma un attrezzo da usare. Questo approccio antidogmatico è a mio avviso estremamente attuale in un'epoca di fake news e polarizzazione, dove la capacità di dubitare (lo sképsis) è una competenza civile fondamentale. L'opera è un dispositivo di attivazione critica: intende fornire le "chiavi" per entrare in mondi complessi, lasciando però al lettore la libertà (e il compito) di porsi le proprie domande. Non è un punto di arrivo, ma uno strumento che invita a porsi ulteriori domande.
In ogni caso va da sé che la sintesi è possibile se e solo se anticipata da un'attenta e approfondita analisi, attraverso cui si individuano - in modo approfondito - tutti gli elementi in gioco, per poter discernere quali siano imprescindibili ed essenziali per un'organica comprensione e una visione d'insieme. Quindi nella realizzazione di quest'opera, sintesi visiva e rigore filosofico non sono distanti ma complementari.
«Il volume attraversa l'intero sviluppo del pensiero occidentale. Quali criteri hai adottato per selezionare i filosofi inclusi nel testo, e come hai gestito invece le inevitabili esclusioni?»
Il processo di selezione è stato estremamente complesso. Il libro ha un taglio manualistico, perciò compaiono i più noti filosofi della storia, in molti casi raggruppati per scuola di pensiero. Inoltre sulla contemporaneità mi sono limitato ai pensatori già scomparsi, poiché i loro sistemi sono “finiti”, o meglio, definitivi, tralasciando ovviamente coloro che stanno ancora producendo pensiero. Infine ho prediletto i cosiddetti “capiscuola”, coloro che hanno posto le basi per ulteriori affondi ad opera di discepoli o epigoni.
Poiché non credo che sintetizzare la filosofia significhi banalizzarla, penso piuttosto il contrario: fare sintesi è un lavoro faticoso (mi ha visto impegnato tre anni). Per un lettore, vedere la "scheletro" di un sistema filosofico prima di affrontarne i testi originali è come avere una mappa prima di addentrarsi in un labirinto: non sostituisce l'esplorazione, ma impedisce di perdersi. Io ho scelto le mappe per me più significativa, al lettore il compito di integrare.
«Ad ogni filosofo è dedicata una sola tavola: una scelta radicale che implica un processo di selezione molto rigoroso. Come hai individuato il “cuore” di ciascun sistema di pensiero?»
Sembra paradossale, ma porsi dei limiti rende liberi, poiché avere confini nella ricerca, rende la ricerca stessa più ficcante e orientata, ben focalizzata sull'obiettivo. I miei limiti sono stati: tradurre ciascun sistema filosofico in un'unica tavola, aggiungere minime notazioni storico-biografiche, reiterare l'impostazione del disegno, caratterizzata dal ritratto del filosofo e dalla conformità cromatica dei sistemi affini.
Ribadisco che la sintesi rimane per me lo strumento più potente nello studio per le sue evidenti caratteristiche di essenzialità e sguardo d'insieme.
E ancora ribadisco che il libro non affonda su specifiche questioni, ma crea una sorta di mappa orientativa che mette il lettore nella possibile condizione di avventurarsi individualmente in approfondimenti più analitici. Personalmente ho ricostruito per l'ennesima volta il percorso di sviluppo della Filosofia nella storia, con l'urgenza di trattenere ciò che costituisce la struttura portante di ogni visione di uomo e mondo, di ciascun sistema filosofico.
«Nel libro compare una voce ironica e dissacrante, che accompagna il viaggio filosofico. Quale funzione svolge questa presenza, e che ruolo ha il dubbio nella tua visione della filosofia?»
L'opera è animata da un piccolo espediente narrativo: il dialogo con un verme dissacrante, sulle orme del genio maligno cartesiano, il dispensatore del dubbio iperbolico, dotato anche di quell'ironia socratica disvelatrice, fondamentale per la ricerca. Incarna la voce della coscienza (un moderno dàimon), accompagna il lettore strisciando tra le tavole. Non grida, non si mostra immediatamente, sta negli angoli con il suo approccio caustico e demistificatore, per impedire la fascinazione passiva che rende dogmi le verità che invece dovrebbero essere continuamente sottoposte a critica, ricordando che la filosofia è, prima di tutto, una postura attiva nei confronti della realtà e non un atto di fede verso principi indubitabili.
Il personaggio nasce da un'esperienza personale: mi sono reso conto che ogni sistema filosofico da me studiato già a partire dal Liceo, sembrasse per me monolitico finché non veniva messo in crisi dal successivo. Quindi il verme è una sorta di "grillo parlante a rovescio": invece di dare certezze, infonde dubbi e smonta i dogmi con battute schiette. L'obiettivo non è trasmettere verità assolute, ma sviluppare il pensiero autonomo: studiare serve per non essere servi di un pensiero altrui imposto come dogma.
Rispetto alla critica che la filosofia renda "difficile il facile", penso il contrario: la realtà è intrinsecamente complessa, difficile e faticosa, la filosofia è uno strumento che si propone il compito di creare modelli di rappresentazione gestibili dall'uomo, di razionalizzare l'irrazionale. La filosofia serve a sviluppare un pensiero autonomo e a problematizzare la realtà per non esserne subissati, soprattutto nell'era della sovra-informazione. Il verme ha la funzione di disturbare l'apparente coerenza, per non dimenticare che, seppur necessitati a fare ordine, noi esseri umani abitiamo il caos (la complessità) ed emergiamo dal caos (l'inconscio). Serve a ricordare al lettore che nessuna mappa è la realtà. Il mio non è quindi un libro "ex cathedra" ma un dialogo aperto e ironico.
«Hai pubblicato “Filosofia a colori. Sintesi di Storia della Filosofia” con Bookabook, mediante la procedura del crowdfunding. Vuoi parlarci di questa esperienza?»
Dopo aver ricevuto risposte da editori che non sapevano come piazzare un'opera così anomala, ho scelto il crowdfunding per validare il progetto direttamente con il pubblico.
La mia esperienza con la casa editrice Bookabook per la pubblicazione di "Filosofia a colori", rappresenta un caso esemplare di come il crowdfunding possa diventare non solo un metodo di finanziamento, ma una vera e propria validazione comunitaria di un progetto culturale dai tratti sperimentali. Il crowdfunding funge da "test" in tempo reale. Se il libro raggiunge l'obiettivo di preordini, significa che esiste un pubblico reale interessato, nel mio caso, a quel metodo di sintesi grafica. I sostenitori non sono semplici acquirenti, ma diventano in qualche modo co-editori che credono nella validità del progetto prima ancora che diventi un oggetto fisico.
Mi pare che il crowdfunding abbia dimostrato che la filosofia non è un prodotto di nicchia per pochi eletti. Il successo della campagna indica una fame di sapere che cerca nuove forme di fruizione, più immediate e visive, senza però perdere il rigore accademico e ha reso il libro appetibile anche a un pubblico giovane abituato a linguaggi non tradizionali.
Il crowdfunding ha trasformato un'esigenza personale (avere atipiche mappe chiare per i miei studenti) in un progetto d'ampio respiro, dimostrando che quando la filosofia “scende dal piedistallo e si colora”, riesce a mobilitare centinaia di persone.
Il successo ottenuto con Bookabook non è solo un dato di vendita (di cui tra l'altro, seguendo i tempi editoriali, ancora non se ne conosce la portata), ma un segnale, oserei dire, politico-editoriale: dimostra che il pubblico italiano è pronto a sostenere progetti di “nicchia alta” se presentati con un'estetica curata e un linguaggio onesto. Questo potrebbe incoraggiare una maggiore sperimentazione editoriale, meno legata ai grandi nomi e più focalizzata sull'efficacia del metodo comunicativo.
E chiudo, con sincera schiettezza e senza piaggeria, riconoscendo che Bookabook è una squadra di seri professionisti che mi hanno ampiamente aiutato a capire come muovermi in questo campo, mi hanno insegnato un metodo e soprattutto mi hanno accompagnato nel raggiungimento del traguardo, perciò mi sento molto riconoscente.
Contatti
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