A Bologna il 25 Giugno “Anja, la segretaria di Dostoevskij”: intervista a Giuseppe Manfridi

A Bologna il 25 Giugno “Anja, la segretaria di Dostoevskij”: intervista a Giuseppe Manfridi

Giuseppe Manfridi è uno scrittore e autore teatrale rappresentato in Italia e all'estero. Tra le sue commedie di maggior successo si ricordano: “Giacomo il prepotente” (1989), “Ti amo Maria!” (1990), “Zozòs” (1994), “La cena” (in scena dal 1990). Per il cinema ha firmato la sceneggiatura di “Ultrà” che, con la regia di Ricky Tognazzi, vince l'Orso d'argento al Festival di Berlino nel 1991. Debutta nella narrativa con “Cronache dal paesaggio” (Gremese, 2006), tra i dodici finalisti al Premio Strega nel 2006, come avverrà di nuovo nel 2008 con “La cuspide di ghiaccio” (Gremese, 2008). Di recente ha pubblicato “Filastrocche della nera luce. Cronache dalla Shoah” (La Mongolfiera, 2018). Ha pubblicato per La Lepre Edizioni nel 2016 “Anatomia della gaffe”, nel 2017 “Anatomia del colpo di scena” e nel 2019 “Anja, la segretaria di Dostoevskij”, vincitore nella sezione Narrativa Edita della VII Edizione del Premio Letterario Città di Como e della I Edizione del Premio Dostoevskij, e selezionato al Premio Strega 2020.
Rassegna: La Collina delle Meraviglie
Indirizzo: Via di Sabbiuno, 6 - Bologna
Data: 25 giugno 2021
Orario: 21:00
 
Scrittore pluripremiato e autore teatrale eccellente, chi è Giuseppe Manfridi oltre la scrittura?
Al presente, un uomo in cui si concentrano passioni molteplici, e sempre più fuse l'una all'altra. Sino a una certa età, ad esempio, vivevo un netto distinguo tra la mia dedizione al teatro e alla letteratura, e l'amore per il calcio (praticato tantissimo e vissuto accanitamente anche da tifoso), sin quando questi miei universi si sono congiunti come due emisferi e ho iniziato a raccontare sulla scena, ma anche nella narrativa e in cinema, lo sport a mo' di metafora affabulatoria di tante condizioni esistenziali. La nascita dei miei due figli (al momento in cui scrivo, ventenne l'uno e ventiduenne l'altro) ha poi aggiunto a tutto ciò la passione su tutte sovrana, quella della paternità.
 
Qual' è stata l'opera che nel corso della sua carriera le ha dato più soddisfazioni?
La risposta può cambiare di giorno in giorno, a seconda dell'umore, della nostalgia e delle circostanze. Preferisco, perciò, citare, su tutti, un titolo per l'oggettiva importanza che ha avuto nella mia carriera di drammaturgo, ma poi anche di romanziere: 'Giacomo, il prepotente', un testo sugli ultimi giorni di vita di Giacomo Leopardi' prodotto dal teatro Stabile di Genova con debutto nel 1989 (regia di Piero Maccarinelli, e con una straordinaria Elisabetta Pozzi nel ruolo di Paolina Leopardi). In tre anni di repliche, la commedia è stata allestita anche al Teatro Argentina di Roma, dove ha inanellato una serie di esauriti, e al Piccolo di Milano, per espressa volontà Giorgio Strehler, è stata quindi rappresentata anche all'estero (mirabile l'edizione francese) e ha vinto nel 1990 la medaglia d'oro dell'Istituto Drammatico Italiano come migliore novità dell'anno. Per quanto riguarda la narrativa, ricordo 'Cronache dal paesaggio' (Gremese Editore, 2005): una 'summa' anticipatrice di quanto avrei scritto in seguito
 
Anja, la segretaria di Dostoevskij” ha ricevuto diversi riconoscimenti, ci parli di questo libro. 
Anche in questo caso alla fonte c'è un mio testo teatrale: 'Anja', portato in scena nel 2005 dal regista Claudio Boccaccini (protagonisti: Ivana Lotito e Alberto Di Stasio). Ma evidentemente la versione drammaturgica non è bastata a esaurire quanto la storia intendeva farmi dire, ed ecco così nascere un romanzo di cui nemmeno io avrei saputo presagire la vastità e che, detta in breve, racconta i 26 giorni necessari a Dostoevskij per scrivere 'Il giocatore' nell'impossibilità di derogare da un termine di consegna inappellabile: se disatteso, infatti, avrebbe comportato una penale durissima, con la perdita di tutti i diritti d'autore relativi a ogni opera pregressa e di quelli futuri per i prossimi nove anni. Causa di ciò, un contratto capestro firmato con l'editore che tanto pretese per concedere al contraente i 3.000 di cui questi aveva immediato bisogno. L'emergenza indusse così lo scrittore ad avvalersi dell'aiuto di una giovane stenografa: Anna Gregor'evna Snitkina. Anja, appunto, che era allora appena diciottenne. Nel tempo della nascita del libro (nemmeno un mese, dunque) maturò sia nell'uno che nell'altra un innamoramento che però fece fatica a pronunciarsi, sino all'esito finale, raggiunto a culmine di molte insidie e fraintendimenti, e a onta dello scandalo suscitato dalla grande differenza di età.
 
A distanza di più di un anno sono ripartite le presentazioni dal vivo, la vedono impegnato il prossimo 25 giugno a Bologna, ci parli di questa rassegna.
Non ho sotto mano l'intero programma, ma so che la rassegna è ricca di nomi illustri della cultura in generale, e che gli appuntamenti non sono solo legati, come nel mio caso, alla presentazione di libri. L'ultimo incontro, ad esempio, è stato dedicato ai cinquant'anni del DAMS (la mitica Facoltà dello Spettacolo, che sino a poco tempo fa aveva sede solo a Bologna). So, inoltre, che la location è meravigliosa, in collina. Per me sarà una straordinaria occasione per tornare in una città di rara bellezza e dagli infiniti rimandi artistici.
 
Qual è invece il suo prossimo progetto editoriale?
Ho appena firmato un contratto con la TEA per la riedizione di un mio libro/romanzo su Dino Zoff, di cui narro la storia a partire dall'infanzia in Friuli, sino a vederlo sollevare, da capitano quarantenne, la Coppa del Mondo in Spagna. Già pubblicato nel 2009, il libro verrà riproposto con importanti integrazioni. Pubblicherò, poi, con Gremese, 'Il profeta e la Diva', un romanzo dedicato all'incontro tra Pier Paolo Pasolini e Maria Callas, da cui un impossibile amore vissuto durante le riprese del film 'Medea'. Aggiungo che, di recente, la casa editrice Efesto ha pubblicato 'Il solco - autoromanzo', un mio particolare racconto della quarantena del 2020, ripercorsa attraverso i libri che durante quei mesi mi hanno fatto compagnia aiutandomi, nei modi più diversi e spesso inaspettati, a meglio comprendere il senso di ciò che stavamo (e ancora stiamo) vivendo.
 
Invece per quanto riguarda il teatro, quali sono le novità?
Di sicuro due nella prossima stagione: la regia del mio testo 'La matassa e la rosa', già proposto a lungo e in contesti straordinari da Pamela Villoresi diversi anni fa. A volere questa riedizione, il produttore Stefano Mascagni. Il copione prevede due interpreti femminili. Per adesso è certa la presenza di Micol Pambieri, l'altro nome è da definire. Sempre Micol, con la stessa produzione e ancora con la mia regia, sarà in 'Discovery', testo nato dal mio cosiddetto 'autoromanzo' che ho già citato: 'Il solco'. A fianco di Micol, in questo caso, ci sarà suo padre, Giuseppe Pambieri.
 
Come ha vissuto il periodo pandemico e quale messaggio vorrebbe lasciare al suo pubblico?
Credo che, sia pure con una certa ampiezza, una risposta a questa domanda (anche in relazione a come ho vissuto e sto vivendo un frangente del tutto inedito per l'intero pianeta) la si trovi ne 'Il solco', libro che proprio di questo parla. A ogni modo, sfuggendo alla logica avversativa di negazionismi sciocchi, ritengo che sia importante vivere la cura che ci tocca (sia come individui singoli che come collettività) con la giusta sapienza di chi non intenda affatto soggiacere a una sorta di sedazione vitale da cui sarebbe poi davvero difficile riprendersi. Stare attenti non significa stare fermi. Progettare è il vero antidoto. Mettere le basi nel presente di ciò che dovrà costituire il nostro futuro, allorquando ci verrà ridata la possibilità di vivere nuovamente appieno, in una restaurata normalità, la vita che più identifica ciascuno di noi per quello che è.
 
 
Contatti
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