Nightguide intervista Kassie Afò

Nightguide intervista Kassie Afò


Kassie Afò, all'anagrafe Giulio Tosatti, ha pubblicato da poco Jamu, il singolo che precede l'uscita del suo primo album vero e proprio dopo il primo EP, uscito nel Novembre del 2018. Kassie Afò prende il suo nome dalla Kassa, il ritmo del raccolto del popolo Malinke della Guinea, e Afò che, in quella lingua, significa “suonalo”, “dillo”. Diplomato in percussioni classiche, ha viaggiato a Cuba e nell'Africa subsahariana per mesi per imparare e capire le percussioni e le tradizioni della cultura africana, latina e cubana, unendola alla passione per la musica elettronica.





Prima domanda: ho letto che la quarantena ti ha fatto venir voglia di scrivere ancora di più. Credi che ti abbia anche fatto cambiare modo di scrivere, o il modo di guardare le cose?
Ciao Valentina! intanto ti ringrazio molto per l'intervista e per darmi modo di parlare un pò del mio disco. Riguardo alla scrittura musicale, la quarantena mi ha dato modo e tempo di esplorare molto di più, quindi si mi ha fatto cambiare modo. Riguardo alla scrittura verbale, è proprio una cosa nuova che non avevo mai affrontato. Ho iniziato a riempire quadernetti, perchè ne ho sentito l'esigenza e lo stimolo, e per avere poi un archivio di parole da cui attingere nel momento in cui vorrò abbinare alla musica dei testi.
Da qualche mese a questa parte ho ribaltato il modo di vedere alcune cose, o quanto meno si sono uniti dei fili tra nozioni sul mondo che ho acquisito. Ho preso consapevolezza di parecchie cose, come conseguenza di cose scoperte, cambiamenti nella vita ed esperienze. L'esperienza della quarantena non ha fatto altro che farmi entrare ancora di più in queste prese di coscienza, ancora ora sono un po' stordito dalla quantità di cambiamenti interiori che ho vissuto in questi momenti.


Hai partecipato, con altri artisti del Lago Maggiore, a Wash your hands! Il disco per raccogliere fondi a favore della Croce Rossa Italiana con la tua Fortune Teller. Per andare da un cartomante è sempre il caso di lavarsi le mani, perchè se poi vuole leggertele fai brutta figura. Credo. Ma la domanda è un'altra: come ti ha fatto sentire sapere che grazie alla tua musica sono arrivati aiuti concreti la dove ce n'era bisogno?
Dai in tempi di pandemia e di prevenzione tramite igiene in teoria ci dovrebbe essere meno possibilità di fare brutta figura!
Beh certamente mi ha fatto sentire bene, mi fatto sentire direttamente attivo in un momento del bisogno. Ero a casa a Novara c'era già tanta gente che già portava la spesa a domicilio e aiuti simili, e non avevano bisogno, un pò mi pesava rimanere fermo. Questa è stata una bellissima occasione per sentirmi direttamente partecipe. Davvero onorato che un mio brano insieme ad altri sia servito concretamente ad aver aiutato in tempo di crisi. Ancora una volta ringrazio i ragazzi di Lake District e gli amici artisti del Lago Maggiore che hanno organizzato questa iniziativa.


Jamu è uscito il 29 Maggio, ma so che eri in fibrillazione da un po' e non vedevi l'ora di lasciarlo ascoltare a tutti. Domanda strana: quanto è difficile per un musicista, che usa la musica per esprimersi, rispettare tempi dettati da altre cose per potersi far ascoltare, che siano la pandemia o le esigenze discografiche? E quanto è liberatorio quando la tua musica può finalmente uscire a farsi un giro?
Per me è abbastanza difficile, nel senso che l'uscita di una produzione è spesso più tardi rispetto al momento in cui è stata creata, quindi un musicista si ritrova in un altro momento della vita in cui sta affrontando magari altre esperienze e altre cose più immediate di cui vorrebbe parlare, e questo delay non è la cosa migliore ma funziona così.
L'ideale sarebbe fare uscire un brano o un album appena finito di essere registrato e mixato, ma non è possibile, ne prendo atto e lo accetto.
Difatti l'uscita del disco è stata posticipata per pandemia.
E' molto liberatorio il momento dell'uscita, percepisco proprio adrenalina mista a confusione, perchè è un momento che non accade tutti i giorni, ed è il momento della messa a nudo, non so come dire, e coinvolge molto emotivamente un artista.


-Hai chiamato il tuo album Hestia Koinè, Terra comune in greco. A parte il fatto che il mio lato nerd per le lingue ha fatto una mezza capriola, credo che questo titolo sia azzeccatissimo non solo per la tua musica, che trova il territorio comune fra tanti stili e terre diverse, ma anche per il periodo che stiamo vivendo. Non ne usciamo se non ci mettiamo a lavorare tutti insieme. Che ne pensi?
Il titolo significa “focolare comune” in greco. Nella Grecia classica, il centro simbolico della polis era appunto l'hestia koinè, il sacro fuoco che deve essere sempre tenuto acceso, che rappresenta la città, la comunità. Fu un passaggio chiave lo spostamento dei focolari dalle case private al centro città. E' il momento in cui  la collettività acquista un valore maggiore rispetto all'individualità.
La collettività nel disco è rappresentata dalle collaborazioni artistiche, e l'album sarebbe appunto il focolare, il punto di incontro.
In questo periodo ho avuto parecchi momenti di sconforto, in cui si è rafforzata la percezione di come si sta andando verso un individualismo sempre maggiore. Non so e questa esperienza del covid stia mostrando una luce o un momento di riflessione globale, ho come l' impressione che la gente semplicemente non veda l'ora di tornare a farsi i fatti propri, senza essersi soffermata a pensare, quanto ce n'era bisogno, su com'era il mondo prima (comunque non bello, ingiusto e superficiale secondo la mia sensazione) e su come lo si potrebbe reimpostare. Sto vivendo in dubbi quotidiani e nel cuore mi sento sempre ottimista, ma la mia testa è un pò pessimista, soffro tantissimo a sentire certe notizie, a sentire i commenti carichi di odio, e percepire che anche in queste situazioni comunque il soggetto rimane sempre il mercato e l'economia e non le persone. Ma capisco anche che il mondo oggi è davvero complicato, così tante persone, così tante dinamiche, sempre più veloci e in cambiamento, che neanche ci si rende conto di una cosa, e già quella cosa è cambiata.
Sempre di più sento il bisogno di parlare di questo e di dare il mio contributo con la mia arte per smuovere qualche emozione o riflessione nelle persone.
E sempre la mia guida e la mia fede rimane l' amore, e nell'avere in tutte le azioni un' intenzione inclusiva e non esclusiva.


Domanda di rito: dove ti andrebbe di suonare dal vivo, appena potrai rifarlo?
Non ho un luogo particolare, ma una situazione si. Un bel festival con tante persone con cui emozionarsi, ballare, urlare, abbracciarsi tutti insieme. Beh essendo molto legato al Kappa Futur Festival di Torino, sarebbe un sogno poter suonare lì e fare un bel casino, tipo orgia di emozioni!

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