Nightguide intervista Simone Falluomini aka Fake, voce dei Bangcock.

Nightguide intervista Simone Falluomini aka Fake, voce dei Bangcock.

I Bangcock nascono nel 2017 dall'incontro di Simone Falluomini aka Fake con 4 musicisti provenienti da generi e studi nettamente diversi. Da qui lo sviluppo di un sound particolare e contaminato dai più disparati rami musicali, dando vita a un crossover di gran carattere che vede l'intrecciarsi delle linee vocali rap/hip-hop di Fake con strumentali che spaziano dal rock moderno al jazz, senza perdere mai di identità. Un rap fresco e ribelle, un trombone presente e sperimentale e interessanti incastri di batteria, chitarra elettrica e basso si incontrano in un'unione coinvolgente che prende il nome di Bangcock.
Li abbiamo conosciuti domenica 16 giugno sul palco in apertura dell'ultima giornata del Firenze Rocks sullo stesso palco con Siberia, Balthazar, Editors, Sum 41 e The Cure.
Ci sono piaciuti un sacco e abbiamo voluto conoscerli meglio.


NG: Simone in arte Fake cantante dei Bangcock. Parlaci un po' della band
Praticamente la nostra band nasce circa due anni fa, per i primi mesi non avevamo neanche un nome e lo cercavamo disperatamente, poi il nome è arrivato casualmente durante una prova, il nostro primo bassista era thailandese, proprio di Bangkok ed è stato lui a farci prendere la decisione di chiamarci così. Ironia della sorte ha deciso di lasciare il gruppo proprio dopo la scelta del nome, non per quel motivo, ma perché considerava troppo forte il genere che facevamo. Una volta trovato il nuovo bassista abbiamo deciso di chiamarci Bangcock, che ci rappresenta. L'attitudine di vivere la vita in modo duro e dare il massimo con quello che facciamo.
Prima di decidere di formare una band ci conoscevamo solo di vista e per la musica ci siamo uniti, la cosa bella è che ognuno di noi arriva da una scuola musicale, background diverso. Ad esempio il batterista viene dal rock, è un rocker, il trombonista viene dal jazz, il bassista è un metallaro e il chitarrista dal blues, il suono che utilizza è marcatamente blues, mentre io arrivo dal rap. L'unione di tutti questi generi ha dato luogo al nostro sound unico, originale e particolare. Non una somma di elementi, ma un'unione, una coesione. Non c'è niente di costruito, ma è molto istintiva. Io venivo dal rap, avevo un mio produttore delle basi, ma mi sono accorto dell'importanza degli strumenti, di quanto potessero elevare sia la mia indole musicale e produzione. Mi ero accorto che nel mondo rap tutto stava andando in un' unica direzione che non era quella che volevo io. Il gruppo era qualcosa di nuovo, discostandosi ad esempio dalla trap.

NG: A proposito, cosa ne pensi della trap?
Penso che in generale la trap sia un genere molto, molto valido e figo soprattutto oltre oceano, in America. L'Italia come ha sempre fatto in ambito rap, ha cercato di adattarsi, di farlo proprio, solo che a un ragazzo di 13 anni pensa sia figo sentire parlare di certe cose, mentre ad una persona dai 25-30 in su certe tematiche possono risultare ridicole, invece in America anche le persone più adulte hanno quella attitudine. I rapper parlano di armi, ghetto, malavita, ma perché li hanno vissuti, quando senti certi artisti parlare di questi argomenti da persone che non li hanno vissuti, solo i ragazzi più giovani possono trovarli fighi senza accorgersi che in realtà è una grande bolla, un prodotto fatto su misura per loro.

NG: Avete fatto già dei live vostri e com'è il vostro pubblico?
Noi abbiamo debuttato da circa nove mesi con il nostro primo singolo che si chiama “Convenevoli”, poi due mesi fa abbiamo fatto uscire il secondo inedito che si chiama “Cattive Compagnie”, due inediti diversissimi tra loro.
Il nostro primo live è stato ad una festa studentesca, molto tranquilla proprio per testare la band live e il riscontro del pubblico e ci siamo accorti che poteva funzionare il nostro approccio anche a generazioni diverse dal quarantenne all'adolescente. A me piace coinvolgere il pubblico, è un rapporto di puro amore con loro.

NG: E invece Firenze Rock? Raccontami le tappe che vi hanno portato a vivere quell'esperienza sconvolgente.
Sconvolgente è la parola giusta. Noi avevamo già suonato come opening di Loredana Bertè, Willie il Peyote, già bei concerti ne avevamo fatti. Ci siamo iscritti a Sanremo Rock che seleziona i migliori artisti regione per regione e le porta in semifinale a Sanremo. Tra 1800 band siamo arrivati tra i primi 16 e li abbiamo vinto diversi premi importanti. Uno dei premi prevedeva l'opening a Firenze Rock, quando durante la premiazione hanno detto l'artista che avremmo dovuto aprire siamo rimasti di sasso e così ci siamo ritrovati su quel palco enorme ed è stato epico.

NG: Siete riusciti a conoscere qualcuno di quella serata?
Sì, siamo stati insieme agli altri artisti nelle aree relax, camerini abbiamo avuto l'onore di conoscere gli Editors, i Balthazar, i Sum41. Il momento epico è stata la sera, quando sono arrivati i Cure con un'ala solo per loro e quando sono arrivati nei camerini nostri e delle altre band, c'è stato un silenzio totale in segno di rispetto. L'unico che ha detto qualcosa è stato il mio bassista, che è la persona più svergonata che io conosca, che l'ha salutato.

NG: Cosa ha significato per voi questa esperienza e quali sono i progetti futuri?
Suonare come opening al Firenze Rock non ci ha fatto sentire arrivati, ma ci ha stimolato tantissimo a concentrarci sui nostri obiettivi e ad alzare sempre di più l'asticella.
Adesso dobbiamo registrare il singolo in questo famoso studio di registrazione e poi ci sarà la distribuzione digitale in tutto il mondo, l'airplay del singolo che trainerà il disco vero e proprio che però ora non ha una data di uscita certa. Attualmente siamo senza etichetta e booking, però c'è Asso Musica che ci sta dando una mano per la distribuzione di questo singolo.

NG: Non avete paura che vi sia richiesto un compromesso in futuro?
Ma noi siamo aperti ad ascoltare tutto, poi l'attitudine nostra funziona, ma siamo consapevoli che nel mondo della musica i compromessi ci possono essere e non ci tiriamo indietro.

NG: pensando al futuro, che genere di tour vi piacerebbe fare?
Vorrei un fortissimo impatto visivo che è molto importante nei nostri live. Noi ci inventiamo ogni volta qualcosa, non so se hai notato la tuta gialla alla Breaking Bad. Tute anti radiazioni, radiazioni negative da tutte le cose che sono tossiche del panorama musicale, del panorama mondiale.

NG. La musica attuale che cosa rappresenta per te la Musica in 3 parole?
Per me la musica è un raggio di luce gialla potentissima in mezzo al buio. La musica è l'unica cosa che mi riesce fare, è una ragione di vita che ci aiuta a buttare fuori quel fuoco.

NG: Ultima domanda: pensando al percorso quali pensi che siano i 3 album che più hanno influenzato la tua vita e che mai potrebbero mancare nella tua collezione?
Posso rispondere solo per me, direi Rage Against the Machine del '91 per la potenza e la rivoluzione, Mister Simpatia di Fabri Fibra per l'irriverenza e poi Velvet Underground & Nico per la tipologia di brani che ci saranno nel nostro disco.

Intervista e foto di Luigi Rizzo.
 
 
 

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