Nightguide intervista Rossomalpelo: il ritorno di un cantautore fuori da ogni genere

Nightguide intervista Rossomalpelo: il ritorno di un cantautore fuori da ogni genere

Solitamente “impagino” le interviste che mi capita di preparare iniziando con un preambolo che racconta qualcosa dell'artista al quale ho posto i miei interrogativi. Seguo uno schema che dalle ultime notizie musicali che lo riguardano passa a una breve biografia per arrivare all'elenco di domande e risposte seguite dai riferimenti streaming e social.
Credo sia la prima volta in assoluto che, invece, ho voglia di sovvertire questo schema, lasciando parlare prima l'intervista vera e propria, e seguendo la filosofia dello stesso intervistato, muovendomi nei canoni del non rispetto dei canoni. Seppure nella formula smart del “via mail” - ché di questi tempi il tempo è “prezioso” e a volte ci fa perdere la grande occasione di scambiare due chiacchiere reali e sicuramente più significative con qualcuno - è un botta e risposta che da solo basta a descrivere chi è Rossomalpelo, o Sergio Gaggiotti. O, se vogliamo, per brevità chiamato Artista.
Per la bio, vi rimando a fine pagina.
 
D. Il testo di “Una fermata in centro” racconta di mancanze e solitudine. Ma, al netto del finale salvifico grazie all'amore che dichiari nella nota stampa, c'è una malinconia di fondo che prevale. Qual è la storia di questa canzone?
Ho voluto raccontare di me, di alcuni momenti superati sfruttando l'arbitrio della scelta. Attimi in cui ho imposto il silenzio ai miei me stesso dentro, uscendo di fatto da uno stato di malessere profondo durante il quale il mondo è diventato piccolo come lo spazio fisico occupato dal mio corpo. Ho tentato di farlo scegliendo di partire da una frase del componimento di Quasimodo: Ed è subito sera (l'ermetismo ha sempre occupato tempo importante tra le mie letture). Ho rubato la frase: Trafitto da un raggio di sole, mi sono permesso una piccola aggiunta in fonemi e l'ho immaginata al termine del mio testo. Volevo fosse l'ultima riga e, nel tentativo di inventare un epilogo diverso da quello pessimistico espresso dal poeta, ho elaborato il testo cercando di arrivare fino a quella frase con un senso che fosse logico racconto di sentimenti e sensazioni fisiche, con un messaggio che rappresentasse la positiva e tenera necessità di ammettere la solitudine come fondamentale preludio al vivere con gli altri. La mia malinconia è serena consapevolezza, desiderio e mancanza, viaggi da fare e vuoti che non si possono colmare. Non è mai solo tristezza; in fondo ad ogni viaggio mi vedo sempre al tavolo di un bar che guarda le onde, so che a breve si siederà chi ho voglia di vedere.:
 
Una Fermata in Centro su Spotify:

 
 
D. “Una fermata in centro” pare essere il nuovo singolo di un nuovo corso. La risentiremo ancora la “baldoria d'autore” o la virata verso l'indie-pop sarà più netta?
La baldoria d'autore è mia come il nome e il cognome che porto. È la forma espressiva ideale che invento quando voglio raccontare che musica faccio. Non è strettamente legata al “suonato”, o al “registrato” su un disco, ma più strettamente legata alla forma che per me deve avere un concerto. La presentazione musicale di un gruppo che decide di salire sul palco, è regolata dal divertimento, dall'osservanza di regole, dal rispetto per l'estetica filosofica moderna, è regolata dall'idea alla cui base c'è fondamentalmente la musica scritta ma non immaginata come semplice sostegno a una “canzone”, bensì struttura stessa del componimento lirico che, attraverso i suoni delle parole, passando per il ritmo, diventa armonia e completo racconto dell'idea di partenza. Non abbandono la mia baldoria d'autore e non sento di intraprendere una strada indie-pop, io scrivo musica e parole. A volte, per raccontare ciò che dentro esplode, ho bisogno di usare suoni grossi, duri, violenti; altre, leggerissime note a sostegno di suoni e fonemi più timidi. Questo ultimo brano l'ho inciso al chiuso della mia stanza divenuta studio per l'occasione. Talmente intimo quello che volevo raccontare, che ho sentito la necessità di non uscire dal guscio morbido e sicuro del mio appartamento. Oserei dire, in linea con quello che dentro ci racconto. I generi non mi appartengono, ma sono sempre contento se qualcuno si riconosce o ci riconosce qualcosa di certo. Anche questo è un passo.
 
D. I tuoi testi sono assolutamente “visivi”, raccontano storie in prima persona e ti danno tutti gli elementi possibili per potersi figurare il brano davanti agli occhi. È un processo pensato o scrivi naturalmente così i tuoi brani?
Assolutamente pensato. Non ho alcuna capacità artistica di inventare frasi che funzionano, mi considero più uno che sa affrontare benino il compito di italiano. I miei testi sono il frutto di una scelta (torna sempre questo argomento), decido di raccontare un accadimento, il pensiero di una persona, la morte, la droga, il lavoro, e scrivo. Alcuni grandi vecchi dicevano che “L'inizio è la parte più importante di un lavoro”, è vero e confermo. Il mio è un lavoro di ritaglio, di cesello, di scelta tra innumerevoli parole, l'italiano ci dona la grazia di un vocabolario molto esteso e questo aiuta di certo colui che è alla ricerca del termine perfetto per far giungere il suo personale e intimo significato. La fase di scrittura non termina fino a quando il testo non corrisponde esattamente al “racconto pensato”. Questo non significa che scrivo bene o che cerco e uso parole difficili o desuete, anche, significa soprattutto che mi diverto e che non è mai troppo il tempo che perdo quando scrivo i miei testi. In effetti, anche se a volte piango, mi diverto.
 
D. La maggior parte dei tuoi lavori si trova sotto lo pseudonimo di Rossomalpelo, ma Piccolo Possibilario del Necessibile rappresenta un'eccezione, registrato sotto Sergio Gaggiotti, il tuo nome e cognome all'anagrafe. Da cosa nasceva questa volontà di “distaccarti”, almeno nominalmente, dalla tua band?
Non c'è distacco, nessuna volontà di allontanarmi dal gruppo. Rossomalpelo sono io e non solo. È sempre stato il mio soprannome, l'epiteto agganciato al nome proprio di persona che diventa cosa fusa in un significato che ha origini lontane, più vecchie del Verga, origini che scivolano fino al momento in cui l'essere umano ha scoperto o riconosciuto un “diverso”. Quando ne ho avuto minima coscienza, l'ho scelto. In questo momento sento forte l'esigenza di affrontare da solo il percorso che per il gruppo al completo non ha significato molta fortuna. In verità io me la sento addosso e so che ne ho avuta tanta da farmi arrivare dove non avrei osato neanche immaginare, ma in termini lavorativi, unici argomenti oltre l'amore in grado di far sopravvivere una band, in quei termini abbiamo teneramente fallito e così ho dispoticamente deciso che fosse giunto il momento di liberare quattro musicisti eccelsi dalla stretta maglia di un “gruppo” che non avrebbe fatto ancora molta strada. Ho voluto fare il mio disco “PUNK”, non musicalmente parlando, ma nei canoni del non rispetto dei canoni. Ho quindi scelto il mio solo nome e cognome, distruggo prima la storia; poi ho scelto di inciderlo dal vivo senza alcuna forma di controllo sul tempo, sul click come si dice in gergo “musicalese”, interpretando e suonando i brani contemporaneamente, ho distrutto la buona creanza nel “presentarsi” in un disco. Ho scelto canzoni dure che hanno ancora il potere di commuovermi o farmi saltare i nervi; ho inciso un disco breve, cortissimo anzi, altre regole distrutte e addirittura, nell'attimo esatto in cui ho ascoltato “Mai difficile amarti” dopo averla incisa, ho sentito che sarebbe stato quel brano a chiudere il disco e che il disco, con sole cinque “canzoni”, era già finito. Questo sono io, nessuna regola oltre quelle che voglio infrangere.
Io so che i Rossomalpelo torneranno a suonare insieme, so che incideremo ancora, ho una quarantina di canzoni nuove non tutte per il mio solo ego, ci sono così tanti motivi per divertirsi ancora sui palchi in giro per il mondo, ma non questo è il momento.
 
D. Tra la tua anima di scrittore e quelle di cantautore e autore di teatro, quale prevale?
Essere autore, già questo imporrebbe un viaggio nel territorio dell'umiltà, è condizione e posizione dalla quale non riesco a fare differenze tra i miei me, scrivere è gesto unico, che siano ricette, parolacce o opere teatrali, di parole son fatte le righe. L'ambito in cui ho voglia di muovermi, di studiare, di sperimentare è un foglio sul quale far nascere e crescere quello che ho in mente, non fa alcuna differenza per l'ignorante che è in me, sapere che sto scrivendo un racconto o un brano musicale, sebbene siano tecniche diverse, sempre di racconti si tratta. Mi piace l'effetto del suono che nasce da segni impressi sulla carta, rivolgo a questo e al messaggio che ho voglia di far giungere, ogni mio sforzo compositivo, poco importa se racconto le ultime ore di vita del Merisi detto Caravaggio, quello che preme è che io riesca a tradurre su carta l'idea originale e immaginaria.
 
D. E cosa ti lascia l'esperienza dei “Presi per caso”?
Amicizia, doveri, obblighi, poi amicizia ancora. L'idea che esista un possibile ritorno, un viaggio compiuto senza mai fermarsi a pensare al bene o al male, senza fermarsi a pensare alle condizioni di partenza di persone che hanno scelto strade discutibili per la maggior parte di noi, quelli normali; ciò che resta, nessuno lo cancellerà; è un legame solido che non teme i limiti infranti del doversi frequentare. Le persone esistono, si vivono e si vogliono bene senza bisogno di calcolare distanze, mi resta tutto il bene che ho sentito e ricevuto, restano gli sguardi di amici ritrovati senza averli conosciuti prima. Resta un bel disco, base di partenza per loro che ne hanno fatti altri, restano gli abbracci e i sorrisi ogni volta che capita la fortuna di vederci e la consapevolezza che il bello esiste e resiste, sempre, in ogni luogo, anche vicino a me.
 
E' uscito venerdì 3 Maggio, per Goodfellas, “Una fermata in centro”, il nuovo singolo di Rossomalpelo, un brano intenso ed elegante dedicato “all'amore che salva”, frutto della straordinaria esperienza dell'artista come narratore e di nuove scelte musicali, dal sapore indie pop.
Sergio Gaggiotti è il nome d'arte Rossomalpelo. Autore, compositore e scrittore, oggi la sua ricerca è quasi totalmente indirizzata verso la narrativa, ma non mancano intrusioni e collaborazioni che spaziano dal teatro al cinema, dalle colonne sonore alla progettazione di dischi-racconti che sappiano di vita vera. Nelle sue opere vivono uomini qualunque, esseri semplici, vite anomale in un mondo troppo grande per esistenze minime.
Sergio Gaggiotti, in arte Rossomalpelo, nasce artisticamente nel 2003, quando produce e pubblica il primo disco “Rossomalpelo”, le cui 2000 copie vanno esaurite in soli tre mesi. Nel 2004 riceve il “Premio Ragazza di Benin City” al “Salone Internazionale del Libro di Torino” per l'impegno sociale sul tema della prostituzione con il brano "Hula". Nel 2005 pubblica Malaroma (Nutrimenti, Maggio 2005), libro e CD allegato (Padapè - parole dalla periferia).
In completa autonomia collabora con la struttura carceraria di Rebibbia e con l'associazione di ex detenuti “Papillon”, per la realizzazione del primo disco dei “Presi per caso”, il gruppo musicale nato e attivo all'interno della casa circondariale.
Nel 2008 incontra Goran Bregovic, prima dell'esibizione del 23 luglio a Roma, presso il Teatro di Ostia antica, e terminano i lavori del terzo disco: “23 con il pelo e con il vizio”. L'Album trova immediato riscontro live e radiofonico e ne conseguono due collaborazioni importanti, la prima con l'italiana Lifegate Radio e la seconda con l'etichetta discografica newyorkese Putumayo, grazie alla quale il brano “Il mare mi salva”, sbarca in 35 paesi del mondo.
Nel 2009 nasce lo spettacolo “Entro in questo show”, scritto diretto e interpretato da Laureti, Nanna, Gaggiotti, con le musiche di Rossomalpelo.
Nel 2011 esce il singolo “38 Secondi”, con il video prodotto in collaborazione con Alessandro Laureti e Tiziano Tracà, rispettivamente autore e regista (RGB Cafè), a cui seguono gli spettacoli teatrali con Stefano Vigilante, Paolo Pesce Nanna, e la web serie “Didius” Diario di un supereroe, di cui Rossomalpelo cura la colonna sonora, il soggetto e la sceneggiatura. Nello stesso anno cura il soggetto, la sceneggiatura e la colonna sonora di “24 ore”, corto realizzato per il festival internazionale “The 48 Hour Film Project”.
Nel 2018 pubblica con il nome di Sergio Gaggiotti il disco “Piccolo Possibilario del Necessibile”.
 
Rossomalpelo online:
Facebook: https://www.facebook.com/SergioRossomalpeloGaggiotti/
Instagram: https://www.instagram.com/sergiorossomalpelogaggiotti/
Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCgrcpnvj7GgG0icze2ilbyA
 
Intervista a cura di Angela De Simone

goodfellas, rossomalpelo, sergio gaggiotti, una fermata in centro

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