Nightguide intervista Carmelo Pipitone

Nightguide intervista Carmelo Pipitone


Carmelo Pipitone è il chitarrista dei Marta sui tubi, milita negli Ork e nei Dunk ed ha fatto uscire a novembre Cornucopia, il suo primo disco solista. Mentre è impegnato fra date e tour l'abbiamo raggiunto telefonicamente per parlare dell'album, della musica dal vivo e di cosa significhi fare musica adesso.


 
Hai un disco solista uscito a novembre e hai un sacco di band: suoni coi Marta sui tubi, i Dunk, gli Ork...hai fatto questo disco perché queste band non erano il tramite giusto per comunicare cosa volevi dire o ti è presa bene così?
No, vabbè...una via di mezzo, diciamo. E' una cosa che volevo fare da tempo e questo è stato l'unico momento della mia vita in cui mi sono potuto cimentare, buttare giù idee, svilupparle...anche grazie al supporto di Lorenzo Esposito, il cantante di uno dei gruppi che hai citato nonché produttore del disco. Un giorno mi ha chiesto “perché non provi a fare un esperimento, a buttarti?” e io li per li ho detto “guarda, proprio nei due mesi di tranquillità dopo 25 anni di sonno arretrato preferirei dormire”...e invece no. Mi sono buttato su questa cosa che vuole essere un esperimento, affacciarsi dalla finestra per vedere se c'è ancora ossigeno.


C'è ossigeno?
C'è un po' di ossigeno, si. Per quanto mi riguarda è aria pura, poi non so cosa percepiranno gli altri (ride)


Ok, allora. Cornucopia, ho letto la tua descrizione del disco, e a un certo punto scrivi di questo condannato a morte dalla vita che viaggia nel tempo per raggiungere e combattere Dio, e hai anche una canzone che si chiama Attentato a Dio. Mi racconti qualcosa in più su questa storia?
In realtà è sempre quel tipo di rapporto che sia ha col sacro da parte di uno che non crede propriamente alle fandonie che si raccontano da millenni al popolo per tenerlo buono. Sono entrato nel discorso per dire ok, facciamo un piccolo sacrificio: ti do un'opportunità, ti vengo a cercare, mi apposto per vedere se esisti per ucciderti, aiutato da un fantomatico santo che in realtà è un alter ego che mi da le giuste dritte. Non si sa se questo Dio si farà vedere o meno, quindi io sono sempre li dentro al fosso ad aspettare.


Dopo questa cosa che hai detto mi sa che non si farà vedere sul serio
(ride) Una cosa che non esiste non può farsi vedere mai da nessuna parte.


Mi racconti qualcosa in generale anche sul disco? Cosa ti fa dire “ok, su questa cosa voglio scrivere una canzone” piuttosto che “no, posso stare anche senza”?
Cornucopia si chiama così proprio perché è un involucro che unisce tutta una serie di cose belle o brutte, ma comunque mie. Cose carine e grottesche...è una cornucopia quasi schifosa, tutto quello che mi passava per la mente, tutto quello che ho sempre cercato di non lasciar uscire, è li dentro. Il disco parla di un uomo che supera i 40 anni e inizia a vedere il mondo in un altro modo, come se tutto fosse cambiato, se fosse sparita un po' di magia. Non crede più in niente e nessuno tranne che nell'aiuto del santo, che gli darà la forza di scoprire che effettivamente aveva ragione.


Queste canzoni le hai scritte tempo fa e poi le hai raccolte o sono tutte nuove?
Ho avuto modo, in realtà, di scriverne un paio, o forse anche tre, nel periodo di chiusura del disco, tutti il resto già esisteva anche se magari mancava qualche limatura. E' un disco che dura 23 minuti, è molto punk...e anche un po' paraculo. Non mi voglio nemmeno prendere la responsabilità...o magari è solo questo che ho da dire.


Bukowski diceva “se hai da dire qualcosa in due parole dilla in una”
(ride) Esatto. Ci sarà un altro momento in cui dirò tutto il resto, ma non credo di essere originale. Ho fatto la cernita delle cose che più mi piacevano e potevano rappresentarmi meglio per questa nuova avventura. Molti dei vecchi fan dei Marta mi hanno riconosciuto dicendo “hey, sembri proprio il chitarrista dei Marta”, mentre altri mi hanno chiesto com'è che non hai fatto un disco da chitarrista, di quelli spaccaculi?


Infatti te lo volevo chiedere: com'è che non hai fatto un disco da chitarrista?
Perchè preferisco scopare piuttosto che stare in una stanza a masturbarmi con la solita roba. La vita è roba che va vissuta, deve essere tutto funzionale a cosa vuoi fare. In passato mi sono spinto verso nuove tecniche, e ho fatto bene perché poi ho sviluppato tecniche che ho usato dopo, ma al tempo stesso non voglio che questo prevalga sulla mia vita. Voglio anche cagarmi addosso prima di suonare, non devo essere bravo a fare sempre le stesse cose. Devo essere incerto.


Quindi quando dicono che per creare qualcosa di buono devi uscire dalla tua zona di sicurezza è vero.
Non è solo vero, è necessario!


Hai fatto un sacco di date, e ne hai altrettante adesso: come sta andando?
Molto bene! Per ora sono una trentina...fra l'altro mi faccio accompagnare da un mio carissimo amico, grande musicista e cantautore, Nicolas Roncea, che mi sta dando una mano col tour per riarrangiare i pezzi, suoni, micro corg, tutte queste cose che poi fanno lo spettacolo. Detto questo sta andando bene, ci siamo buttati e c'è una buona risposta, mi sto divertendo ed gratificante.


Ce l'hai una data particolare che ti è rimasta dentro?
Guarda, ne sono successe tante in ogni data. Mi ricordo di una cosa a Roma, una bella data, il posto era perfetto per una situazione intima, pubblico attento...anche la Distilleria, costola della Latteria Molloy al Brescia è un posto dove suonare assolutamente. Non riesco ad avere un ricordo negativo. E' così anche grazie alla mia etichetta: sono stato chiaro, volevo fare concerti piccoli in piccoli locali, voglio andare in giro a suonare in tranquillità. E così loro hanno fatto.


Bene, adesso la domanda che tutti odiano. Quasi sono i tuoi tre dischi preferiti?
Wow (ride) primo assoluto, su tutti, è Pink Moon di Nick Drake, poi non lo so, mi prendi alla sprovvista. Potrei dirti per il lato formativo...le influenze...sicuramente quando ero piccolo Live after death degli Iron Maiden, e poi, sicuramente...Arise dei Sepultura. Tutte cose tranquille tranne Nick Drake, che era agitato (ride).


Seconda domanda di rito: cosa consiglieresti a chi inizia adesso a mettere su una band?
In questo periodo non so come va, quando ero piccolo era un modo per evitare le stronzate che c'erano in giro, come andare in discoteca...senza sarei rimasto isolato. La musica è una cosa che non devi chiederti, ti devi buttare se ti piace: se non sei convinto cerca altro. Io non saprei cos'altro fare. La devi sentire come sangue pulsante nelle vene, non puoi fare altrimenti. Non c'è un consiglio per chi lo vuole fare, è così e basta. Se qualcuno è incerto che si guardi in giro per vedere se magari può fare l'avvocato, così aiuta una parte di musicisti a uscire fuori da certe beghe.


Mi hai dato l'assist, quindi questa cosa te la devo chiedere: come sta la musica oggi in Italia?
I talent mi danno relativamente fastidio: io non vorrei sicuramente essere al posto di questi ragazzi, giudicati dalla gente e dalla giuria, che vanno direttamente in tv senza un minimo di gavetta in certi casi, anche se in altri casi sono già artisti di strada o musicisti affermati nel loro piccolo mondo. Quello che mi da fastidio è quando non si ha niente da dire, in qualsiasi genere musicale: la trap è solo la punta dell'iceberg, una cosa che morirà li come tutte le cazzate che ci sono state negli anni '90 e nel 2000. Lo senti, è una cazzata. Una volta esistevano gli emo, dove sono ora gli emo? Mi ricordo una battuta di un film di Zalone che ne accompagnava alcuni in macchina a fare un concorso e notava i tagli sul braccio di uno di loro, e gliene chiedeva il motivo. Il tipo rispondeva “perché soffro”, e lui diceva “secondo me soffri perché ti tagli”. C'è sempre il ritorno del punk, rock n'roll, cantautori: quelli sono principi saldi e di rottura per chi vuol dire qualcosa, tutto il resto è noia e sbadigli.

carmelo pipitone, interviste, interviste musica

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