ODIENS - PRIMA INCISIONE

ODIENS - PRIMA INCISIONE

Roma all'inizio degli anni '60 era un luogo leggendario: la cinematografia Felliniana, Patty Pravo che diviene icona del Piper, la Dolce Vita di Via Veneto. Le sonorità retrò di questo decennio fastoso ed affascinante, seducente come uno sguardo femminile intrigante, vengono nell'era della PC music e dei synth rispolverate e riprese con sempre maggiore frequenza (l'esempio più recente è quello della band capitolina WOW).
Gli Odiens offrono, al proprio esordio con l'album registrato interamente in analogico Prima Incisione, un beat irresistibile e liriche accattivanti, immediatamente memorizzabili e, sono certa, di esteso gradimento all'ascolto. Evidente è l'influenza indie rock del disco, deciso e ritmato e mai stucchevole come le ballate italiane dei juke boxes nei lidi della Romagna. Undici pezzi, quattro dei quali già presenti nell'EP del 2011 Tema di scandalo al sole, sapientemente composti e di grande eleganza.
La scelta terminologica nei testi è accurata, fine: ci vuol poco ad affermare che si ha bisogno di star soli, molto di più a sostenere di essere rapiti dal "Fascino discreto della misantropia", titolo del brano d'apertura. La descrizione di un feticcio personale è tanto attenta da farlo apparire quasi un passatempo di spessore in "Voyeurismo"; l'amore per una donna è tema ricorrente, ed in "Routine" è reso in modo meticoloso il concetto di una quotidianità sentimentale trascinata per inerzia (lei che ancora per qualche motivo io associo al concetto di amore). La classe di questi scritti merita menzione d'onore.
Prima incisione è un album sorprendente, di livello alto e qualità: non è azzardata la decisione di un salto cronologico addietro, laddove si sia dotati del talento per sostenerla. C'è gusto e selezione, originalità pur nel sapore vintage; ottimo e promettente lavoro, da cui se ne attenderanno successivi altrettanto peculiari.
 
Laura Caprino

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