(Recensione) Erlend Oye - Legao

(Recensione) Erlend Oye - Legao

E' pressoché impossibile individuare un anello di congiunzione che possa avvicinare due poli distanti e distinti come la Norvegia e la Sicilia; eppure esso esiste, e si incarna nell'originalità di Erlend Oye. Il già leader dei Kings of Convenience ed interprete del progetto elettronico The Whitest Boy Alive, dopo aver soggiornato per diversi anni a Berlino, si è trasferito nel 2008 nel Sud Italia grazie ad un viaggio in compagnia della madre e ad un innamoramento immediato e sincero con profumi e colori che ben si intonano all'universo delicato che dipinge nei suoi brani.


Il 2013 aveva condotto alla pubblicazione de La prima estate, singolo composto interamente in italiano, in cui si destreggia nell'uso della lingua in modo buffo e tenero, come un turista sperduto che chiede indicazioni in vacanza; uno sforzo degno di nota che si considera adorabile. Ad un anno di distanza, giunge il secondo lavoro da solista “Legao”, frutto della collaborazione fra l'eclettico Oye e gli Hjálmar, band reggae islandese che lo ha assistito nella registrazione a Reykjavík. Contributo, questo, fondamentale ad arricchire il ritmo e la solarità del nuovo percorso intrapreso, distaccato dai toni languidi dei Kings, ma sempre contraddistinto da estremo garbo ed eleganza.


“Peng Pong” e “Whistler” sono i brani che realizzano in modo più riuscito la fusione fra l'inconfondibile voce sussurrata dello scandinavo Erlend e le battute cadenzate tipiche del genere reggae; una breve inversione negli anni '70 si concretizza, invece, nei ritmi catchy e quasi funk di “Save Some Loving”, ed in modo diverso e più blues in “Bad Guy Now”.


Il nucleo di “Legao” è costituito da parole sapientemente scelte a comporre liriche sognanti, raffinate; "Loving you is like waiting for the rain to come", canta nella nona traccia dell'album “Rainman”. Uso curato delle similitudini, che tratteggiano nella mente di chi ascolta sensazioni non più evanescenti, ma palpabili. E' un lavoro indubbiamente preciso, nella sua semplicità; non spicca per virtuosismi melodici o significativa varietà, ma sboccia piano tenue e spensierato come un amore ai suoi inizi.
 

Laura Caprino

Nightguide era al Teatro Quirinetta di Roma per seguire il live di Erlend Oye. Potete guardare QUI la fotogallery di Susanna D'Alessandro (con una piccola anteprima in fondo all'articolo).

erlend oye, king of convenience, legao

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