Nightguide intervista Paolo Chinaski Pavanello, voce e anima dei Linea 77, questa sera live all'Alcatraz per una grande festa

Nightguide intervista Paolo Chinaski Pavanello, voce e anima dei Linea 77, questa sera live all'Alcatraz per una grande festa

A poche ore dal concerto evento che si terrà questa sera all'Alcatraz di Milano in cui i Linea 77 faranno la presentazione ufficiale del loro ultimo album, Server Sirena, in compagnia di tutti gli artisti e amici che hanno collaborato alla sua realizzazione, abbiamo incontrato Paolo “Chinaski” Pavanello, anima e corpo della band che ci ha aperto il suo cuore come un fiume in piena e senza vergognarsi di mettere a nudo il percorso della sua band che, come spesso capita, ad un certo punto ha necessitato di una pausa per mettere i remi in barca e riavvolgere il nastro per rivedere il lavoro fatto, capire dove si è arrivati e dove ancora si poteva andare.
I Linea 77 tornano a stupirci con SERVER SIRENA, nuova prova discografica su etichetta Polydor, tanto destabilizzante quanto incisiva.
Sei tracce per otto diversi featuring e la raffinata regia musicale di Sir Bob Cornelius Rifo Aka The Bloody Beetroots, capace di restituire un respiro e un sound internazionale alla potenza della band, valorizzandone al meglio le singole collaborazioni.
Canzoni nate di getto o sottoposte a decine di modifiche, come per il singolo con Samuel dei Subsonica, Cielo Piombo, il cui ritornello è stato scritto in pochi minuti ma le strofe sono state cambiate numerose volte. Se il feat con Salmo & Slait è un capolavoro di citazioni cinematografiche e barre letali, l'incontro con ENSI diventa un cupo inno d'amore a Torino e il beat di Play & Rewind lo scenario di un'inaspettato quanto sorprendente clash tra Hell Raton e Caparezza. La prima volta dei Linea 77 con Axos è uno scioglilingua ipnotico e narcotizzante e il finale si gioca con l'intervento di Jack The Smoker in Senzalternativa per una chiusura che si tinge di drum n' bass.

Nightguide. È un grande piacere per me poter parlare finalmente con il grande Paolo “Chinaski”, di quest ultimo incredibile lavoro partorito dai Linea 77, Server Sirena. Come è nato un progetto così complesso e ambizioso?
Paolo “Chinaski Pavanello. Allora, quest'album nasce come conseguenza di questo lungo periodo di stop che, non dico che ci eravamo imposti, ma di sicuro avevamo cercato per rigenerarci un po' dato che, tra una cosa e l'altra, erano 20 anni che andavamo avanti a ritmo di disco-tour-disco-tour. Questa pausa ci ha permesso di rigenerarci e di approcciarci di nuovo alla scrittura di nuove canzoni con uno spirito nuovo e libero da ogni tipo di pressione. Questa è la chiave e il punto fondamentale di questo disco. Come Linea 77 non siamo mai stati troppo interessati alle classifiche e al gradimento, ma dopo questo percorso ci siamo davvero scrollati di dosso ogni sorta di vincolo e per la prima volta dopo tanto tempo ci siamo sentiti liberi di esprimerci davvero come volevamo. E proprio per questo abbiamo deciso di affidare la nascita di ogni brano ad una collaborazione diversa con ospiti e amici del mondo della musica.

NG. Vi voglio collegare subito ad una cosa che hai detto. Io sento spesso dire, soprattutto quando intervisto astisti con una carriera lunga come la vostra, che si arriva ad un punto in cui si sente la necessità di fare qualcosa per riappropriarsi della propria libertà espressiva. Ecco io non sono un musicista quindi non conosco il percorso di vita di un musicista, ma mi sono sempre chiesto come possa succedere, diventando grandi, che si cada in una routine che ti priva della libertà espressiva.
Chinaski. Succede semplicemente senza accorgersene, come spesso accade anche nei rapporti tra le persone. E sottolineerei una cosa che hai detto fondamentale: si diventa grandi. La variabile anagrafica è fondamentale soprattutto in un percorso adulto. Tu inizi il tuo percorso da giovane basando tutto sul presente, sul momento mosso spesso da una forte competizione con chi ti circonda. In quella fase sei molto più suscettibile al confronto con gli altri, a che punto della classifica ti piazzi, a quanta gente ti segue, a quanti like prendi, se si considerano i giovani di adesso. Questa competizione a volte ti spinge a delle decisioni inconsapevoli che ti portano all'interno di un meccanismo che pensi di riuscire a gestire ma che in realtà ti risucchia lentamente non dandoti la possibilità di capire che ormai sei caduto in trappola.
Allora, come dicevamo, ad un certo punto ti ritrovi grande, adulto, con una consapevolezza ed una saggezza che hai costruito, giocoforza, nel tempo che ti desta da questa situazione e ti obbliga, nei casi fortunati, a prenderti una pausa per conoscerti e capire chi sei diventato in tutto questo tempo. Sei desideroso di riconquistare quella spensieratezza espressiva che magari avevi all'inizio ma che hai perso proprio per rimanere ancora a quel successo. 


NG. La cosa assurda è che, dalla mia personale esperienza di interviste con tanti artisti, mi sembra di vedere una maggiore predisposizione a cadere vittima di questa “noia espressiva”, se mi passi il termine, proprio quelle band o quegli artisti che esordiscono come rappresentanti di un qualche genere o messaggio sovversivo e di rottura. Basta vedere i Linea 77 che sin dagli esordi hanno rappresentato un fenomeno che si è imposto per la sua originalità e per la sua rottura con il “mainstream” eppure anche tu mi hai parlato di questo fenomeno. È come se chi nasce cercando di portare un messaggio diverso da quello della musica mainstream si sveglia a 40, 50 anni inglobato da quel sistema che cercava di combattere. Prendi ovviamente questo mio pensiero nel senso più lato possibile.
Chinaski. Condivido a pieno quello che hai detto; è vero, succede quasi a tutti di cadere vittima della ricerca di consensi. I Linea 77, in realtà non hanno mai avuto problemi con il concetto di “mainstream”. Da quel punto di vista siamo sempre riusciti a rimanere abbastanza svincolati, anche perché come dici tu, le nostre radici affondano nel punk nell'hardcore nella ribellione, quindi non siamo mai stati facili da inquadrare. La questione di fondo è che quando sei riuscito, come noi, ad ottenere un certo tipo di risultato senza essere mai sceso a compromessi e sei riuscito a portare il pubblico verso di te e non tu a seguire il pubblico, quando questa libertà di esprimerti ti viene tolta ne soffri ancora di più e ne accusi maggiormente il colpo. E attenzione che ci tengo a sottolineare che queste limitazioni sono state assolutamente autoimposte, perché fortunatamente nella nostra carriera non abbiamo mai incontrato discografici o quantaltro che abbiano cercato di imporci cosa dire e come dirlo. E per quanto noi abbiamo avuto sempre un approccio molto istintivo al nostro lavoro e abbiamo detto e scritto solo quello che il nostro istinto e la nostra coscienza ci dicevano di dire in quel momento, come hai detto bene tu prima, ad un certo punto cadi nel meccanismo, cadi in questa routine dorata e meravigliosa che ti rende difficile reagire.

NG. Sentendo quello che mi stai dicendo, e ringraziandoti per l'analisi aperta e onesta che hai fatto di questo vostro percorso, mi fa ridere ancora di più un'affermazione che ho letto in queste settimane da qualche parte in cui si diceva che con questo nuovo lavoro i Linea 77 hanno alzato decisamente l'asticella uscendo dalla loro confort zone. Bhe io non sono d'accodo e credo che abbiano travisato il vostro percorso, perché da vostro conoscitore penso che non avevate bisogno di alzare nessuna asticella e che, anzi, penso che quest'album rappresenti un ritorno ai Linea 77 più veri, punk e autentici degli esordi. In quest'album ho risentito quella carica tipica di band come i Rage Against The Machine o i The Prodigy, dai quali voi siete partiti tanti anni fa.
Chinaski. (ride) ti ringrazio! Possiamo dire che il vero lavoro qui non è stato uscire dalla confort zone o strizzare l'occhio ai nuovi fan, quanto di attualizzare quella rabbia che avevamo all'inizio con un linguaggio strumentale che potesse arrivare ad un pubblico moderno. Ma da analista attento quale mi pare tu sia, e ne sono contento, se tu prendi il nostro primissimo album uscito ormai 21 anni fa, ora siamo tornati proprio a quello e a ciò che ho sempre voluto fare ovvero cantare hardcore su una base rap, proprio come 21 anni fa facevano i RATM. È stato prevalentemente un ritorno alle origini.

NG. Io aggiungerei “col botto”. Anzi ribaltando il concetto, forse era il pubblico di 20 anni fa che non era pronto alla musica che facevate.
Chinaski. Infatti nel 98 subito dopo il nostro esordio italiano, firmammo con un etichetta inglese con la quale poi facemmo i successivi 5 album. Perché la nostra musica era più attuale all'estero che in italia.

NG. Noi siamo arrivati con giusto 21 anni di ritardo. Meglio tardi che mai, disse qualcuno! La cosa divertente è che ora, grazie anche alle collaborazioni con artisti moderni del calibro di Salmo, Ensi e tutti gli altri che hanno collaborato con voi e che forse sono nati sulla pista di quello che voi avete creato una generazione fa, arrivate ad un pubblico di giovanissimi che ha praticamente l'età della vostra band e per i quali voi siete la band da scoprire grazie ai loro idoli più moderni.
Chinaski. Esatto (ride)! È proprio così ed è una delle parti più stimolanti di questo nuovo progetto e che abbiamo già avuto modo di riscontrare quest'estate durante i concerti che abbiamo fatto proprio con Salmo: è un po' come tornare a quella strizza che avevi i primi tempi quando ti esibivi di fronte ad un pubblico che per la maggior parte non ti conosce e te lo devi conquistare nota dopo nota, canzone dopo canzone.

NG. È davvero bello sentire lo spirito fresco e umile con il quale stai affrontando questa rinascita della band, non è da tutti. E sarebbe bene che i vostri nuovi giovani fan conoscessero bene il vostro percorso e tutto quello che avete fatto all'estero portando lustro alla musica italiana in un genere che non è mai stato popolare, finora, nei nostri confini. Tra l'altro, ora che abbiamo parlato di Salmo che io adoro, mi salta all'occhio l'evidente connessione di percorsi e intenti che c'è con la vostra carriera iniziale. Lui come voi, più cerca di urtare e dare fastidio, più viene osannato. Pensa che lui potrebbe incappare tra 10 anni in quella “malattia da routine” di cui parlavamo prima?
Chinaski. Lui è davvero un caso raro nel panorama italiano. Pur passando pochissimo in radio, ha una popolarità assolutamente sproporzionata. La sua musica è seguitissima, i suoi concerti sono sempre sold out. Ha conquistato passo dopo passo tutta la sua fama con un'esposizione sui canali musicali praticamente inesistente, proprio per la durezza dei suoi messaggi. 

NG. Aldilà degli artisti con cui avete creato queste 6 tracce stupende, vorrei spendessi due parole per l'altra figura che ha reso tutto questo possibile e che, per me, rappresenta l'emblema di quella assioma per cui nemo profeta in patria; ovviamente sto parlando di Sir Bob Cornelius Rifo aka The Bloodie Beetroots, che è stato un po' il regista di Server Sirena.
Chinaski. Lui è stato determinante per questo progetto e tutto il discorso che ti dicevo all'inizio, di riappropriarci di una nostra libertà espressiva, parte proprio da lui. All'inizio di questo percorso, quando già avevamo un po' di idee buttate giù in maniera molto rozza e primitiva, dovevamo scegliere se farlo da soli o scegliere un produttore con cui farlo. Allora io e mio fratello ci siamo guardati e abbiamo pensato subito subito a Rifo. Nessuno più di lui avrebbe potuto dirigere questo progetto interpretando nella maniera migliore quello che volevamo uscisse fuori. Lui è stato entusiasta fin dall'inizio e noi pure. E la sua sola presenza giustifica tutto il processo di cambiamento di cui i Linea 77 avevano bisogno.

NG. Un'ultima domanda in merito a questo percorso che hai espresso in maniera più che esaustiva. Come è stato il momento in cui vi siete resi conto che avevate bisogno di una pausa? Perché da quello che mi risulta voi avete proprio staccato la spina senza nemmeno seguire progetti solisti come di solito hanno fatto altri.
Chinaski. È stato una decisione tranquilla e assolutamente non traumatica. Non ci siamo sciolti ne abbiamo litigato. Ne avevamo semplicemente bisogno ed è stata un'ovvia conseguenza del lavoro conseguente al nostro ultimo album del 2015, quando tutto il mondo che adesso è la norma dei social, degli streaming, dei likes e via dicendo era già iniziato ma non aveva ancora inglobato tutto. Noi avevamo riconosciuto che il mondo che ci circondava stava cambiando e che l'industria musicale non era più quella di quando avevamo iniziato, ma non avevamo i mezzi e il linguaggio per capirla e affrontarla. Quindi ci è sembrato naturale staccare da tutto quanto e prenderci un periodo per osservare le cose da fuori e capire come potevamo evolvere per adeguare il nostro messaggio al mondo che cambiava.

NG. Ora ti parlo da fan. Come mai solo un concerto evento? Vuoi forse dirmi che non ci sarà un tour vero e proprio?
Chinaski. In realtà ci sarà ma si parla del 2020. Non potrebbe non esserci anche perché se davvero esiste una confort zone dei Linea 77, quella è proprio il palco e l'esibizione live. Quello di Milano non voleva essere una data di un tour ma un evento con una connotazione di unicità per festeggiare quest'album e ringraziare tutti gli amici che ci verranno a trovare, che abbiano partecipato o meno all'album e prenderci un momento per una serata dedicata a noi e al nostro lavoro e fare un sacco di festa. Poi sicuramente ci saranno delle date tradizionali nei club per febbraio, marzo e forse anche qualche data estiva.

NG. Ultima domanda che faccio a tutti per chiudere le mie interviste. Quali sono i tre album che più hanno influenzato il tuo percorso e che mai potrebbero mancare nella tua collezione?
Chinaski. Wow! Solo 3! Bedtime for Democracy dei Dead Kennedys, The Queen is Dead dei The Smiths, e un classic fondamentale, il primo album dei Rage Against The Machine.

Intervista a cura di Luigi Rizzo.
 

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