Nightguide intervista La Rappresentante di Lista

Nightguide intervista La Rappresentante di Lista

È uscito il 14 dicembre Go Go Diva, il nuovo album di inediti de La Rappresentante di Lista, il progetto composto da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina. Il disco, terzo lavoro in studio della band, è pubblicato da Woodworm Label/distr. Artist First.
Progetto che fonde scrittura, teatro e forma canzone, La Rappresentante di Lista, giunge al suo terzo album in studio, proseguendo la ricerca avviata con i precedenti lavori (Per la) Via di Casa e Bu Bu Sad. La band, forte negli anni anche di una costante e urgente attività live, è a oggi tra le nuove realtà più trasversali e interessanti del panorama musicale contemporaneo.


La produzione del terzo disco ha inizio all'interno dello studio Fat Sounds di Palermo in collaborazione con il produttore storico Roberto Cammarata e con il supporto della band che continua ad ampliarsi con l'ingresso del batterista Roberto Calabrese. È l'incontro con il produttore Fabio Gargiulo che riporta la band a Milano. Qui si definisce la scrittura e la creazione di Go Go Diva, terzo album in studio del gruppo. L'album uscirà a Dicembre di quest'anno per Woodworm label.


Abbiamo intervistato Dario Mangiaracina, che ci ha raccontato la “gestazione” di questo terzo album e detto la sua sull'attualità della musica di oggi.




L. Sono stato folgorato dal vostro album! Non so se vi suscita qualcosa il confronto ma era dai tempi di Antonella Ruggero con i Matia Bazar che non sentivo una cosa del genere, sia per la voce che per l'approccio alla musica, la teatralità della musica, anche se è ovvio che lo stile sia più moderno, sia calato nella contemporaneità.
D. Lo prendo come un super complimento, ai tempi quello che loro facevano era nuovo, sono stati i precursori di molte cose.


L. L'approccio iniziale prima dell'ascolto è stato “ok, sarà un altro prodotto indie”, forse ingannato dal nome così lungo e articolato, ma sono stato completamente smentito. E quindi, come nasce tutto ciò?
D. È figlio di un processo molto lungo, che inizia con la nostra partenza per un viaggio in Marocco, il 17 settembre del 2017, dopo un lungo tour di pub setting dove avevamo già raccolto piccoli scritti, audio, note vocali, idee che però con questa partenza si sono azzerati per poter ripartire. In Marocco, viaggiando in maniera tutt'altro che ordinata, vagando per le strade di Marracash o le montagne marocchine, abbiamo iniziato a fare ordine nei pensieri e tornando poi a Palermo abbiamo usato un metodo che ci è piaciuto molto, non so se lo riproporremo per il futuro ma ci è servito molto: abbiamo messo tutto il materiale che avevamo raccolto in un unico figlio word condiviso tra me e Veronica e via via, ognuno in maniera indipendente con la sua solitudine, abbiamo lavorato per correggere alcune cose e aggiungendo parole a queste circa 50 pagine iniziali. Nel giro di tre settimane, quasi in maniera magica, questo foglio si è trasformato nel libretto dell'album. Non so di preciso come sia successo, ma effettivamente a un certo punto c'erano una dietro l'altra le canzoni. Da lì il lavoro è proseguito sempre a Palermo all'interno di uno studio insieme a Roberto Cammarata con obiettivo principale creare l'immaginario degli universi sonori che servivano a quelle canzoni, lo studio sui cori, sui synth, in un processo durato fino a febbraio. Da lì in poi avevamo la necessità di perfezionare alcuni passaggi e abbiamo avuto la fortuna di conoscere Fabio Gargiulo che poi ha prodotto il disco. Da lì ci siamo spostati a Milano con una prima tappa in Toscana dove abbiamo suonato per la prima volta i pezzi in sala prove per iniziare a capire se funzionavano anche suonandoli dal vivo, cosa fondamentale per noi, e poi l'ultima tappa è stata la capitale lombarda dove abbiamo finalizzato il disco.


L. È stata veramente una gestazione.
D. È stato un percorso molto lungo ma penso che sia necessario concedersi del tempo per sbagliare, per non lasciare al caso nessuna delle possibilità che cercavamo.


L. Io sono curioso di sapere com'è il rapporto tra te e Veronica. L'impressione che si ha guardando dal di fuori alcune band è che siano amici, affiatati, sempre insieme, mentre guardando voi, ovviamente solo tramite il video di Questo Corpo e le foto, è che siate un po' come cane e gatto!
D. (Ride) Potremmo parlarne per giorni del mio rapporto con Veronica! Tra me e lei c'è una relazione strana perché in alcuni momenti siamo stati uno l'aspetto maschile dell'altra e viceversa. Abbiamo vissuto periodi in grande simbiosi per necessità, durante il tour o durante la scrittura del disco, abbiamo vissuto insieme. Sicuramente non possiamo definirci dei compagnoni nel senso che quello che diventa una forza tra me e Veronica è il fatto di sperimentare le cose che scriviamo per restituircele a vicenda, siamo dei confessori l'uno dell'altra, siamo dei catalizzatori di negativo in positivo.


L. Questo lo avevo notato, è un po' come quando dico al mio migliore amico che se non fosse il mio migliore amico lo odierei con tutto me stesso (rido)!
D. È un rapporto un po' ambivalente, è vero, perché quando si parla di creatività c'è sempre la necessità di uno scontro, perché altrimenti non aggiungeremmo nulla a quello che l'altro vuole dire.
Dalle foto e dal video diciamo che hai sintetizzato abbastanza, o forse sono state brave Claudia Pajewski per le foto e Manuela Di Pisa con il video a cogliere quello che siamo.


L. Il video e le foto sono fenomenali. Sono di parte perché tendenzialmente la musica l'ho sempre approcciata come fotografo quindi sono molto abituato ad osservare, più che guardare. E voi siete molto espressivi! Ma un'altra curiosità che ho è chiedervi come mai avete definito il vostro genere queer pop, che credo sia una scelta che va al di là di un mero discorso sulla sessualità.
D. Assolutamente sì. Tutto è nato circa sei anni fa quando abbiamo iniziato a collaborare con un festival di cinema molto importante a Palermo, il Sicilia Queer Filmfest, festival a tematica LGBT ma non solo perché include tutta quella parte della cinematografia che rimane fuori dai grandi circuiti. Andrea Inzerillo, il direttore del festival, ci ha chiamati per aprire una delle edizioni, è da lì ci siamo appassionati a questo termine che indica un genere ma allo stesso tempo è lontana dalla definizione di genere: queer era una parola nata negli anni 80 in Inghilterra per offendere, è l'equivalente del nostro “frocio”, ma si è trasformata negli anni diventando l'emblema della cultura LGBT. Poi banalmente leggendo su Wikipedia il significato della parola queer e sostituendone tutte le parole che riguardavano la sessualità con quelle che riguardano musica e creazione artistica, dando la possibilità di essere trasversali oltre un genere musicale non accomodandosi su un'etichetta, era esattamente quello che volevamo fosse la nostra musica, e da qui abbiamo assunto questo termine come rappresentativo di ciò che facciamo.


L. Nel video invece quanto c'è di vostro e quanto della regista Manuela Di Pisa?
D. Il video è stato pensato a lungo e realizzato in circa una settimana tra prove, riprese e montaggio. Dietro c'è un lungo lavoro di immaginazione e di confronto con la regista su quello che volevamo rappresentare. Sicuramente mi sento di dire che l'80% di quel video è opera della regista, nonostante la performance di Veronica sia farina del suo sacco e la gran parte del video la fa proprio quella. È come ogni opera d'arte che ha un autore che a sua volta ha l'appoggio di una squadra, così come Go Go Diva che è un disco della Rappresentante di Lista ma che non esisterebbe senza tutto l'apporto della squadra che lo ha visto nascere.




L. Ti ho fatto questa domanda perché ultimamente va di moda nei video sia inserire immagini di nudo che “spiazzino” sia in tematiche d'amore immagini che strizzino l'occhio al mondo LGBT con protagonisti magari due uomini o due donne.

D. Questa cosa la detesto perché mi sembra di un falso! Una delle cose che ci siamo detti decine di volte prima di girare questo video è proprio che volevamo fuggire dall'immaginario della musica indie anche perché la musica, come tutta l'arte, fonda la realtà, è la musica che crea i presupposti perché qualcosa accada nella realtà e non il contrario. E se il videoclip, che è uno dei momenti più importanti rispetto all'immagine di quello che vogliamo trasmettere, non fa altro che mostrare ragazzine mezze ubriache che saltano nei letti dei loro uomini noi penseremo che il pubblico giovane è fatto di ragazzine mezze ubriache che saltano nei letti degli uomini, ed è per questo che è vergognoso il tipo di lavoro che è stato fatto sul l'immaginario giovanile in questi anni.


L. Avete vibrato sul rasoio della volgarità rimanendo di un pulito impressionante, sia Veronica che la tua presenza, che si vede poco ma si avverte nell'insieme, ma soprattutto, nonostante le immagini, la sessualità che si percepisce nel video è totalmente priva di genere.
D. È stata dura! Ma riguardo la sessualità, noi non capiamo alla base le differenze di genere: il modo di percepire il corpo è chiaramente diverso da uomo a donna, tra due omosessuali o tra due eterosessuali, però rientra in un'umanità altra, più generale. Il riferimento colto per l'immagine del viso di Veronica nello specchio invece riguarda la dea greca dell'oscenità, Baubo, che è una dea con il volto al posto della vagina.


L. Al momento avete fatto tre concerti di presentazione del disco. Come sono andati?
D. Abbiamo presentato i brani in acustico ed è andata molto bene, abbiamo avuto una risposta ottima con le persone che hanno acquistato il disco e hanno voluto affrontare i temi contenuti in Go Go Diva. Il vero momento live è partito il 25 e 26 a Palermo con le anteprime nella nostra città tra la gente cui apparteniamo e poi da febbraio partirà il tour vero e proprio nei club.


L. Go Go Diva è il vostro terzo disco, e ci sono artisti che parlano di evoluzione rispetto all'album precedente mentre tu parlavi del fatto che avete avuto bisogno di un momento di distacco e di riflessione.
D. Sì, in realtà secondo me i dischi sono delle tappe nel percorso di un'artista ed essendo incisi in un supporto fisico che poi rimane sono anche le tappe più importanti e fa parte del percorso artistico di un artista raccontarne la discografia. Noi ovviamente  non rinneghiamo nulla di quello che abbiamo fatto in passato e Go Go Diva è figlia anche di Bu Bu Sad e Per La Via Di Casa. C'è stata sì una trasformazione ma perché siamo molto diversi noi, è diverso il contesto sociale e politico in cui abbiamo scritto il nostro terzo disco quindi queste canzoni vengono fuori dalla necessità di scrivere con questa forza. Go Go Diva più che un momento di superamento è un momento di sintesi dei due lavori precedenti.


L. E adesso cosa si aspetta La Rappresentante di Lista?
D. Si aspetta di vivere tutto quello che verrà! Siamo molto contenti di quello che è successo finora e curiosi di essere investiti da quello che succederà domani.


L. In questo album dite che avete scelto di trattare la femminilità, affronterete mai anche l'altro lato della medaglia?
D. Ci abbiamo pensato. Qualche mese fa con Veronica ci siamo detti che potremmo scrivere un disco in cui le nostre due scritture invece che intrecciarsi rimanessero separate per fare un doppio disco in cui ci siano delle cose dell'uno e dell'altro non abbracciate come adesso ma separate, quindi chi lo sa!


L. Chiudo con le ultime due domande che faccio a tutti gli artisti che intervisto. La prima: cos'è in questo momento per voi la musica in tre parole? Può essere una frase, o tre nomi, tre aggettivi..
D. La musica è ossessione, salvezza e corpo.


L. L'ultima domanda invece: i tre album che mai potrebbero mancare nella vostra collezione e ricomprereste se venissero persi.
D. Io cito tre artisti, ma non saprei dirti neanche quali album. Uno sicuramente è Fabrizio De Andrè, l'altro è la Tosca, e un altro disco che non potrei non ascoltare è uno dei Chemical Brothers, Push The Button.


L. Tre cose molto diverse!
D. Assolutamente, ma io mi annoio molto facilmente!


Intervista a cura di Luigi Rizzo
Copywriting a cura di Angela De Simone
 
 
 
 

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