SHIJO X  - Odd Times

SHIJO X - Odd Times

Si intitola “ODD TIMES” ' il nuovissimo album degli SHIJO X, pubblicato lo scorso 5 maggio.
La band si forma nel 2009 nella forma di un duo, composto da Davide Verticelli (ex tastierista di Beatrice Antolini) e Laura Sinigaglia, cui poi si unirono dopo tanti live e dopo il loro primo disco ''One MINUTE BEFORE un basso e una batteria, ovvero Andrea Crescenzi e Federico Adriani. ''ODD Times'', che si traduce come ''Tempi strani'' non è un disco semplice, ma un viaggio sonoro complesso e pieno di livelli, influenzati dalle esperienze varie che la band ha vissuto sui palchi di tutta Europa. Non manca l'elettronica dei precedenti lavori, ma il gusto prevalente è quello della contemporaneità, esplorata su tempi dispari e sbilenchi, contornata da equilibri precari e atmosfere surreali in cui si adagiano voci e synth di ispirazione melodica.
Gli SHIJO X hanno introdotto in “ODD TIMES” una cifra stilistica personale della band ed un linguaggio ricercato e maturo dal sapore internazionale, che si assapora già dalla prima traccia, “BRINK” che alternandosi su passaggi ampi e melodici a parti ripetitive e cantilenate, traduce in una moderna nenia in cui l'essere sul punto di fare qualcosa non trova il suo naturale esito, ma si blocca in un perenne ritorno al punto di partenza. Il senso della spirale torna preponderante anche nel primo singolo estratto dall'album, “SPIRAL” appunto, dove un synth serrato e spigoloso introduce il brano e la sensazione di essere in bilico si traduce nella sua accezione più negativa, come un circolo senza fine in cui la protagonista dello splendido video, opera di SIMONE BRILLARELLI e il celebrato illustratore toscano JONATHAN CALUGI, si dimena invano. E sempre da un momento di transizione è suggestionata “LAPSE”, una ninna nanna dilatata e fluida in cui il passaggio dalla veglia al sonno sembra essere ostacolato da agenti esterni ed interni, così come le morbide melodie sono incalzate da momenti ritmici alterati e discontinui i quali, però, lasciano solo un vago senso di incompiuto risultando quasi del tutto impercettibili. Il percorso prosegue indagando sonorità dalle molteplici interpretazioni in “ZERO”, in cui il punto di partenza, lo zero appunto, assume le sembianze di una rinascita, la voce viene accompagnata da una linea di basso che sfrutta l'approccio tipico delle chitarre, per poi sfociare in un ritornello intenso e vigoroso in cui la stessa improvvisamente si apre sfiorando, senza mai superare, il limite dell'urlato. “FIREFLIES”, secondo singolo del disco, è un brano che si contrappone nettamente a “SPIRAL”, in un'ottica di opposti in cui l'approccio più pop del primo trova il suo equilibrio grazie ad un tempo in 5/4 in cui la batteria cresce gradualmente. L'intenzione scura e sezionata delle sonorità di “SPIRAL” trova il suo alter ego nella più naturale e istintiva “FIREFLIES”, in cui tutti gli strumenti si muovono insieme in un'escalation coordinata ed accompagnata. Solo apparentemente più immediata, “PARALLAX” traduce in musica quanto accennato nel testo: l'effetto della parallasse per cui un oggetto sembra spostarsi rispetto allo sfondo se si cambia il punto di osservazione (in questo caso di ascolto), si ritrova nelle ritmiche spezzettate su cui campeggia una voce dolce e spontanea. Violenta e decisa è invece “ORIGAMI” dove i synth si appoggiano su suoni in parte dilatati e profondi, in parte acidi e abrasivi per poi culminare in un ritornello in cui il pianoforte diventa il vero protagonista, accompagnando la voce con accordi corposi e intensi. Ed è proprio il passaggio repentino da suoni più elettronici ed artificiali a sonorità di ispirazione acustica a fare di questo brano un interessante condensato di tecniche compositive. La duplicità viene richiamata anche nel testo che con un approccio sognante e immaginifico, descrive le tracce cartacee che, volenti o nolenti, disseminiamo durante il passare degli anni come un enorme e spaventoso mostro o come un più rassicurante origami. I tratti distintivi di “WEIGHTLESS”, ispirata al movimento del mare ed alla sua imprevedibilità, sono una ritmica definita e preponderante ed una linea vocale altrettanto scandita e netta che, sul finire del brano, canta ripetutamente ed insistentemente la necessità di rimanere “senza peso”, con una persistenza ben lontana dalle immagini che una tale condizione è in grado di evocare. “TEAR” e “DROP” sono due brani speculari, sia dal punto di vista del testo che dell'impatto sonoro provocato. I testi delle due canzoni, infatti, sono praticamente identici se non fosse per alcuni accorgimenti che fanno sì che gli stati d'animo descritti siano diametralmente opposti. Ed anche dal punto di vista compositivo, se “TEAR” è un dolce ed avvolgente r&b in cui l'impronta soul è preponderante, “DROP” è un energico e ritmato susseguirsi di imput sonori diversificati e stranianti. Questo efficace effetto viene ancor di più accentuato dal fatto che le due canzoni si scambiano passaggi armonici identici che nella trasposizione da un brano all'altro, diventano quasi del tutto irriconoscibili. Il disco si chiude con “ELEVEN” un brano di una semplicità estrema in cui la voce si interseca solo con un profondo suono di synth.
L'undicesima traccia dunque aggiunge un elemento dissonante e diverso dagli altri, la diversità che l'ascoltatore deve percepire alla fine di “ODD TIMES”, diversità che si manifesta in una forma che cattura ancor di più l'attenzione dell'ascoltatore perché costituita dal brano più scarno ed essenziale del disco.
Ci sono voluti ben due anni per giungere a questo disco, frutto di ricerche e interpretazioni, derivante da un'evoluzione che si intreccia come un tessuto colorato e affascinante. ''Odd Times'' dimostra quindi le capacità cangianti ed eclettiche di una band come gli SHIJO X.

odd times, recensioni, shijo x

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