Nightguide intervista IL GRIDO

E' uscito da poco l'omonimo album de Il Grido, frutto di un lungo lavoro di ricerca da parte della band, che sente di dover fare un passo avanti rispetto al primo EP, uscito nel 2013 e che in esso infonde arrangiamenti che avvolgono melodie particolari e testi diretti, i cui ritornelli cercano casa nella testa di chi ascolta.
 
Nighthguide.it li ha intervistati per voi.

Vi va di raccontarvi la genesi di “Amsterdam (Hai una cura per me?)”?
Amsterdam uno dei pezzi venuti fuori con più facilità e spontaneità. E' nato tutto dal riff del ritornello, a cui abbiamo adattato questo coro quasi tribale che va ad alternarsi alla voce principale. Quando abbiamo capito che avevamo tra le mani un ritornello accattivante, abbiamo cercato di esaltarlo con una strofa che fosse minimale, che creasse la giusta tensione per farlo esplodere. E' un gioco di contrasti, nelle strofe la chitarra sembra implodere e la voce graffia, caricano insieme e nei ritornelli esplodono.
 
Quali sono le linee guida che vi ispirano nei processi di scrittura e composizione?
Solitamente partiamo da un riff, o un particolare suono, su cui iniziamo a scrivere le parole e a trovare una melodia che funzioni. Quindi la versione embrionale dei pezzi nasce a casa, voce e chitarra. Poi in sala lavoriamo insieme agli arrangiamenti, e viene fuori il nostro sound, ruvido e allo stesso tempo ricercato.
 
Perché citare proprio Amsterdam?
Amsterdam prende il nome da una metafora presente nel pezzo: il (o la) portagonista si paragona a una prostituta dei Red Lights dicendo "nascondo dietro un cuore di vetro la parte migliore di me".
E' un riferimento ironico alla propria fragilità. La musica gioca sulla tensione, perché c'è tensione nella storia, stiamo parlando di quel momento in cui all' eccitazione per un nuovo incontro, per la spinta verso una novità si mescola la paura di qualcosa di sconosciuto, che viene dalle ferite passate.
Esorcizzare la propria fragilità con l' ironia è un modo per vincerla, per sentirsi liberi di andare incontro a una novità.
 
Siete romani; cosa ne pensate della Capitale a livello di strutture di supporto ai giovani musicisti?
Purtroppo nella capitale stanno chiudendo i battenti molti dei locali di riferimento per la musica live. Quelli che ancora resistono ormai si contano sulle dita. Roma non supporta i giovani musicisti così come l'Italia intera non lo fa. Non è un problema legato solo alla capitale.
 
Come mai vi chiamate così?
Ci chiamiamo cos tanto per mettere subito in chiaro come stanno le cose: siamo rock, se non ti piace il genere e preferisci il bel canto non aprire quel CD!!!
 
Qual è l'esperienza live più bella che avete fatto?
Ogni live ha il suo fascino, ogni concerto ce lo ricordiamo benissimo! Sicuramente uno dei concerti più belli ed emozionanti   stato quello fatto a Roma alle Terme di Caracalla insieme ad un altro gruppo fantastico come Marta Sui Tubi.
 
E quale il palco che sognate?
Non crediamo che un palco sia migliore dell'altro, sognamo solo tanti palchi, belli e brutti, basta che siano tanti. Non vediamo l'ora di suonare dal vivo ogni singolo brano del nostro disco!
 
Parlateci dei vostri prossimi progetti, sul palco e non.
Nei nostri progetti c'è sicuramente questo, la voglia di portare in giro il nostro concerto, suonarlo a nord a sud e cercare di fare arrivare la nostra energia ed i nostri messaggi a più persone possibili. 
Quando sentiremo di aver suonato abbastanza questi brani probabilmente avremo il bisogno di scriverne altri, e così la ruota continuerà a girare!
 

 

il grido, intervista

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